Scienza e coscienza

l’ultimo fine settimana, sul treno verso lei e ritorno, ho attaccato la lettura di un altro libro dell’ottimo piergiorgio odifreddi. questo libro si intitola il vangelo secondo la scienza. e questo titolo può essere quantomeno fuorviante. cioè, uno si potrebbe aspettare una contestazione scientifica del perché non è possibile resuscitare i morti o trasformare l’acqua in vino e farla franca coi nas. e invece no. il buon matematico impenitente passa al setaccio tutte le religioni affrontando in maniera scientifica temi del tipo la nascita dell’universo, il nulla, il tutto, l’eternità, l’anima, la coscienza e cose del genere. io ci capisco poco. perché so un cazzo di matematica e fisica (a parte qualche ridicola nozione) e so ancora meno di filosofia, e visto che viene ripercorso tutto lo scibile di questi concetti a partire dalle religioni orientali fino ai filosofi greci e financo quelli non greci, tipo tedeschi o francesi o altri posti tipo di dov’era, ad esempio, kierkegaard, insomma, devo rileggere ogni pagina almeno quattro volte. comunque, odifreddi ci prova a farmelo capire facile e, anche se con scarsi risultati, qualcosa arriva. una delle cose che mi ha colpito è che quando si tratta di dimensioni molto grandi (cosmologia) o molto piccole (meccanica quantistica) la scienza diventa letteralmente mistica e le premesse che utilizzano gli scienziati per condurre esperimenti e misurazioni fanno man bassa di concetti prettamente filosofici. che sperano siano giusti. se qualcosa va storto si vanno a rivedere le premesse e decidono se quel tal filosofo ha detto una cazzata o meno. e con questa semplificazione, mi aspetto una lettera di insulti da odifreddi e una di diffida dai suoi avvocati. comunque, vabbeh.
un passo che mi ha lasciato brasato per circa 45 minuti, da milano a voghera, tipo, parla di un signore che si chiama schrodinger, uno dei papà della fisica quantistica, premio nobel anche, per dire. qui si fa riferimento alle sue considerazioni sul concetto di coscienza, dal suo saggio mente e materia, dove dice che la sopravvivenza degli esseri viventi, non solo umani, è legata all’apprendimento per ripetizione e che tutti i processi diventano gradatamente inconsci man mano che si consolida la pratica, vedi il leggere e lo scrivere o il guidare la macchina. io ci aggiungerei anche i kata di shiatsu. qui cito testuale: “la presenza, sia ontogenetica (nell’individuo), sia filogenetica (nella specie), della coscienza si può allora interpretare come un sintomo del fatto che l’apprendistato è ancora in corso e che non si è ancora raggiunto il perfetto controllo automatico della conoscenza necessaria alla sopravvivenza. in particolare, la tensione tra le pulsioni personali (io voglio) e i doveri sociali (tu devi) dimostrerebbe che l’uomo si trova in mezzo ad un guado evolutivo: egli sta ancora trasformandosi da un primitivo essere individualista a un superiore essere sociale, e solo a trasformazione completata diverrà parte di un organismo che potrà dirigerlo senza più richiedere la sua partecipazione cosciente (come già succede, ad esempio, per le api e le formiche). in altre parole, la coscienza può essere considerata il marchio d’infamia di un’evoluzione ancora imperfetta e in divenire, più che la medaglia al valore di un’evoluzione superiore e completata” . e vattela a spendere! cioè, io sono anche affezionato, come tutti credo, alla mia coscienza e al mio supposto libero arbitrio e ai miei libri e al mio cane e cose individualiste così. però questa cosa che società laboriose e collettive come formiche e api siano in realtà ad uno stadio evolutivo più elevato del nostro, mi ha suscitato più di un pensiero.
il primo è un’applicazione pratica di questa teoria, che isaac asimov descrive nel formidabile racconto l’ultima domanda e che, se trovo da qualche parte, pubblicherò per intero perché è una genialata senza senso. un altro pensiero è di tipo politico. e cioè che una società basata sull’individualismo è definita primitiva e, per contro, una società basata su cooperazione e lavoro per il bene della collettività è definita come ad uno stadio evolutivo superiore. la fisica quantistica è rivoluzionaria e comunista. bella lì.

~ di G. su Luglio 29, 2008.

12 Risposte to “Scienza e coscienza”

  1. Per le difficoltà relative alle conoscenze di filosofi e matematici forse aiuterebbe ‘Le menzogne di Ulisse’, una breve storia della logica, sempre di P.O., che attraversa i contributi di un po’ tutti quei curiosi esseri umani (non l’hai letto ancora? :-) ).

    Io non userei parole come ‘mistica’ o ‘filosofia’ per le teorie fisiche ‘estreme’. Ogni teoria che possa essere considerata tale è basata su intuizioni, deduzioni e formule matematiche.
    I risultati (secondo me soprattutto con l’infinitamente piccolo) sono spesso letteralmente incredibili ed inimmaginabili. Normalmente si definiscono ‘eleganti’ le spiegazioni matematiche semplici nella loro formulazione ma che contengono la soluzione a molti problemi aperti. Nulla di metafisico, dunque, ma lo stupore meraviglioso di scoprire un universo perfettamente logico nella sua immane complessità.
    Un esempio di eleganza è la formula della relatività ristretta, oppure la teoria delle superstringhe, che risolve in modo splendido la questione delle dimensioni multiple dell’universo, oltre a risolvere molte questioni che nemmeno Einstein era riuscito ad affrontare adeguatamente (ne parle Brian Greene in “Universo Elegante”).

    Di Shrodinger ricordo con divertimento la storia del gatto nella scatola per spiegare il principio d’indeterminazione. C’è anche quella nel libro di Odifreddi?

  2. Io odifreddi lo odio con il cuore tutto… Ma però invece “l’ultima domanda” di Asimov è assoluta :)

  3. @ aleks: oièa! certo che c’è. ed è anche per quello che ho scelto l’immaginina un po’ punk che ho messo. per quello che riguarda la parola “mistica” associata alla fisica, forse è un azzardo. magari “trascendentale” è meglio. ma, insomma, dai, sii clemente. è già tanto che non ho usato paperino e qui quo qua per spiegare le cose di cui sopra! :-D

    @ paolino: eh, bravi tutti a odiare odifreddi quando sei in grado di leggerti hawking in lingua originale mentre vai sul tagadà al luna park e capirlo. hawking, non il tagadà. :-D

  4. http://www.multivax.com/last_question.html
    :)

  5. @ pacefortissima: certo che tu e quell’altro là siete proprio snob! uno che schifa odifreddi, l’altra che mi mette i linki ai racconti in lingua originale… :-D
    beh, grazie, davvero. mai letto asimov in inglese. sarà bellissimo! per l’intanto l’ho trovato in italiano e lo sto riformattando. pubblicherò a breve.

  6. Quella di Schrodinger è una paralogia. Essendo un matematico parte da presupposti errati per giungere a conclusioni errate.
    Il presupposto che l’uomo si stia muovendo verso una situazione di ordine e comunione assoluta e che questo sia un bene, poteva essere pensato solo da un matematico, come dimostra anche il racconto di Asimov, in quanto il ragionamento tipicamente matematico è “se va contro l’entropia è un bene”.
    Inoltre è ingenuo pensare all’uomo nello stato di natura come Homo homini lupus, si sono fatti passi in avanti in quel senso in ambito filosofico e di diritto.

    E’ meglio a questo punto la visione psicologica di Jung che propone due modelli contrastanti presenti nell’uomo. Il modello erotico (inteso in senso ampio di attrazione e amore verso altro da sè, e non solo di sesso) e quello dell’autoconservazione (inteso come preservazione ad ogni costo di sè). Queste due parti, coesistenti nell’uomo costituiscono le pulsioni primarie all’azione, ma non prevale sempre l’una o l’altra. Si mediano.
    Per cui non si potrebbe estirpare un principio in favore dell’altro senza produrre qualcosa che sia meno di un uomo.

    Infine vedendo anche l’analisi sociologica di Freud (sì, sono in fase psicologico-spicciola), nell’uomo coesistono tre parti (definite istanza), es, Io e super-Io.

    L’Es è la parte dell’uomo più vicino all’animale, quella istintuale, preposta al soddisfacimento dei bisogni di base.

    Accanto l’es c’è l’Io, che serve all’uomo per interpretare i bisogni provenienti dall’Es e renderli socialmente accettabili, traducendoli, mitigandoli o ignorandoli a seconda delle necessità sociali.

    Infine c’è il Super Io. Il super-io (che secondo Freud nasce in tenera età, prendendo spunto dai genitori) è l’ideale di essere umano con cui ci si confronta quando si fanno delle scelte.

    Ecco, secondo Schrodinger nel mondo perfetto dovremmo rinunciare all’istinto di autoconservazione e all’Es?
    Questo in favore dell’ordine?
    Ma se l’ordine, le leggi, sono solo l’equivalente dell’Io sul piano sociale. Servono a tradurre e rendere accettabili i bisogni dell’Es, mica a estirparli…
    Mah..
    Mi sa che mi sono allontanato un po’ dal pensiero iniziale…
    A presto,
    Mario l.

  7. Si può apprezzare o meno l’opera di Shrodinger, ma dire che siano sbagliati i ‘presupposti’ da cui un matematico muove il suo ragionamento è quanto meno azzardato.
    Soprattutto se gli si contrappongono modelli teorici psicanalitici basati, in quanto tali, su presupposti, questi sì, indimostrabili.

    Del resto l’equivalenza sommaria sull’entropia è fisica, non matematica, ed il giudizio se sia bene o male non ha nulla a che vedere con la matematica, la fisica o col ragionamento di Shrodinger.

    Si tratta di una contrapposizione tra due estremi, l’individualismo assoluto ed una coscienza sociale collettiva in cui l’individuo e la sua coscienza separata cessa di essere utile. La tesi è quella di un progresso evolutivo dal primo al secondo nel quale ci troviamo, più o meno, a metà strada.
    Non c’è alcun giudizio di valore in tale ragionamento.

    A ben guardare la teoria di Jung non è molto differente: c’è allo stesso modo una componente ‘primitiva’, animale ed individualista, una coscienza ‘mediatrice’ tra la prima e la società il cui compito è quello di mitigare le spinte individualiste ed infine un obbiettivo finale che consiste nel ritornare in una sorta di coscienza universale di cui tutti gli esseri umani possono partecipare nella misura in cui la propria consapevolezza sia sufficientemente evoluta.

    In nessun caso si parla di ‘dovere’ verso la società, né di aspirazione ad un ‘ordine’, non consigli od indicazioni di carattere etico, ma soltanto di possibile percorso evolutivo in corso. Ovvero una ipotesi logica sul ‘dove stiamo andando’ come esseri viventi sociali.

    La ragione è al di là del bene e del male, per dirla con Nietzsche (chissà se l’ho scritto bene).

  8. Ommadonna, c’era una festa qui e io non lo sapevoooooo????????? :-D

  9. Come contributo alla discussione posso solamente scrivere che una volta io e mia sorella abbiamo provato a investire sulle strisce LUI.
    Vale?

  10. http://www.festivaletteratura.it/archivio/schedaautore.php?autid=1300

    LUI

  11. Rieccomi, senza computer (che è in riparazione) e ospite su altre piattaforme (quanto odio scrivere su tastiere diverse).

    Per rispondere ad Aleks, direi che il punto di vista dei sociologi e degli psicologi (per quanto basato su osservazioni personali difficilmente riproducibili – che la psico-storia di Asimov ancora non c’è..) sembra a me più vicino ad una ricostruzione fedele della società, rispetto ad un’analisi che ha come basi, non tanto celate, l’analisi dell’entropia in un sistema (cosa che riduce l’uomo ad un atomo in uno spazio chiuso).

    Dopo non è del tutto vero che l’analisi di Schrodinger sia priva di giudizi di ordine etico. Anche se la inserisce in un’ottica evoluzionistica, lui afferma che “la coscienza può essere considerata il marchio d’infamia di un’evoluzione ancora imperfetta e in divenire, più che la medaglia al valore di un’evoluzione superiore e completata
    Che è un po’ come equiparare la coscienza individuale ai mal di schiena dovuti all’incompiuta evoluzione alla posizione eretta dell’uomo, e personalmente ritengo sia inesatto. La coscienza è la colonna vertebrale dell’uomo, in cui ancora c’è qualche difetto, ma essenziale.

    Il mio pensiero è che è tipico per un matematico immaginare un’ulteriore evoluzione in direzione dell’annullamento dell’entropia sociale verso un sistema di quiete in cui la potenziale entropia dei singoli è azzerata nella massa.
    Perchè è un ragionamento logico.
    Ma da quando in qua l’uomo è logico?
    Senza contare che questa è una visione estremamente semplificata della vita che vede l’essere umano solo sotto un aspetto estremamente limitato, ossia la convivenza con gli altri.

    Ma poi, sarebbe veramente possibile “abbandonare” l’individuo, superarlo?

    Non è forse ugualmente probabile un’evoluzione in cui ogni individuo senza anullarsi nella massa interiorizzi perfettamente i principi etici che la guidano?

    Comunque, chiudo anch’io parafrasando Kant, l’uomo per perfezionarsi dovrebbe avere il cielo stellato e la legge morale entrambi dentro di sè…

  12. oh, intanto grazie a mario e aleks per i bellissimi contributi.
    siete dei grandi! vado letteralmente in sollucchero quando leggo queste cose. e non ci capisco un cazzo. e imparo. bello. grazie.
    una sola cosa. forse, anzi sicuramente, non sono stato chiaro: il virgolettato della citazione, non è dal libro di shrodinger, ma è la citazione letterale del brano di odifreddi che spiega la teoria di shrodinger. io, poi, non ho mai letto nulla di shrodinger. quindi metto sull’avviso l’ottimissimo mario che può essere che il commento sul “marchio d’infamia” sia frutto delle sinapsi di odifreddi. poi, bisognerebbe leggere l’opera originale del buon erwin per sapere se lui, effettivamente, si sbilancia in giudizi etici. trattandosi di scienziato, tenderei a dubitarne. detto questo, gentlemen, a voi! :-)

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