Il Senso del Sacro

pain

sabato è iniziato. l’attesissimo (da me) terzo percorso di shiatsu. sto facendo da assistente a due degli istruttori più stimabili che io conosca. uno dei due, il supervisore del corso, è uno dei pionieri dello shiatsu in italia. io l’avevo detto, che gli avrei fatto da assistente anche con le ginocchia rotte. qualcuno mi ha ascoltato. sabato fa vedere una parte del nuovo kata. solo uso del gomito. ora, in genere, quando uno impara ad usare i gomiti, gli amici che di solito si prestavano a far da cavie, dopo il primo trattamento con la nuova tecnica, scappano adducendo strane e poco credibili scuse. se sei un assistente, le scuse non valgono. e quindi mi mettono a lavorare con un ragazzo che ho seguito fin dal primo anno. pure bravino, di solito. non so cosa gli sia passato per la testa. una fase smaccatamente yang, forse. fatto sta che mi ha bastonato per venti minuti. che non potevo neanche alzarmi e picchiarlo perché a) non sta bene e b) è molto più alto di me. e anche discretamente spesso. poi capita il peggio. mentre cercavo di dirgli di fare piano senza farmi notare troppo (metti che l’istruttore si accorga che sto rantolando dal male e intuisca i miei insulti e, quindi, si faccia un’idea sbagliata del povero studente), si accanisce con quattro gomitate lungo il bordo esterno dell’osso sacro. inutilmente dolorose, troppo rapido l’ingresso della pressione, incostante la presenza sul punto. in pratica quattro gomitate da incontro di thai boxe. prende male la distanza e mi pianta l’ultima, precisissima, sulla punta del coccige. il male vero. schiaffeggio senza ritegno il tatami. lui capisce la velata allusione al fatto che gli avrei versato un chilo di zucchero nel serbatoio dello scooter, e procede con il resto del trattamento in modo decisamente più acconcio. ma ormai il danno era fatto. questo accadde il sabato. si tenga presente che ho passato domenica, lunedì e martedì quasi continuamente seduto sui tatami. domenica per il corso, lunedì e martedì per interminabili quanto importanti riunioni del direttivo nazionale della scuola. ogni posizione era un kriss malese infilato su per il culo. inutili i cuscini. l’alternativa era stare in seiza (in ginocchio seduto sui talloni), ma riesci a reggere per 30, 40 minuti al massimo, poi inizia ad addormentarsi tutta la zona compresa tra l’ombelico e gli alluci. ho camminato fino a martedì pomeriggio come se fossi stato il partner passivo in un film porno gay con rocco siffredi. ora sono in via di miglioramento. so già che ci saranno un paio di persone che se la ghigneranno di gusto pensando che giustizia è stata fatta e che, finalmente, sia giunta la nemesi. vi diffido dal farlo. perché un conto è una pressione profonda e calibrata in un punto dolente, e un conto è una staffilata su un osso che, poveretto, era lì a farsi i fatti suoi. e poi, io vi faccio male con amore e consapevolezza mai sadica. e non per sbadataggine. oh. detto questo, ci si può spiegare, in parte, la mia bellicosità alla succitata riunione di due giorni. ma le radici scendono ben più a fondo. e distante molte miglia, c’è un’ombra sulla porta di un cottage, sulla riva di uno scuro lago scozzese.


~ di G. su Giugno 3, 2009.

2 Risposte to “Il Senso del Sacro”

  1. ehmm ma cos’è un kriss malese?
    baciuzz

  2. ehi! polena! ma quanto tempo? mille anni? come sta la bimba? va bene a scuola? :-)
    il kriss è quel pugnole dalla lama ondulata che, per chi si rocorda, aveva anche sandokan/kabir bedi nell’omonimo (“sandokan” non “kabir bedi”) sceneggiato tivvù. notevole la scena famoserrima della lotta con la tigre.

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