Ambrogio

Limoper ragioni che non starò a spiegare in questa sede, nel 1993 ho fatto l’autista per un meeting internazionale, a milano. c’era anche gorbaciov, per intenderci. e l’amministrazione del leghista formentini ha fatto di tutto per apparire di larghe vedute, fornendo calorosa accoglienza ai partecipanti. la sera prima dell’inizio di questo meeting, mi assegnano l’ospite, K.A.S., dignitario di corte di re hussein di giordania, segretario dell’international islamic council for dawaa and belief, inviato di sua maestà principe bin talal. e ‘sti cazzi. poi mi danno la macchina. una fiat uno 45. ok, questo, tanti titoli, conta un cazzo. il giorno dopo, io e l’interprete, andiamo a prenderlo all’aeroporto. K.A.S. è un anziano allampanato rugosissimo, molto distinto e cordiale. l’inaugurazione del meeting è alla scala. intanto che lui è dentro, noi tutti gli altri autisti si è posteggiati in una viuzza lì vicino. arriva un tipo, capello gellato, occhiale da sole. "sei tu g.b.? siamo la scorta". eh? la scorta? vabbeh. mi dice che il mio ospite sta per uscire e che ho cinque minuti di tempo per fare il giro dell’isolato e presentarmi davanti al teatro, che loro aspettano lì. più o meno il tono era come se mi avesse detto "sei circondato e hai cinque minuti di tempo per uscire con le mani in alto". mi precipito in macchina e parto di corsa. sbaglio isolato. inversione a u su doppia riga continua con gomme che fischiano. da codice penale. arrivo in ritardo di tre minuti. uno della scorta si avvicina al finestrino e mi sibila tra i denti "dove cazzo eri? io ti stacco la testa!". cominciamo bene. bisogna capirli. sono la scorta di un magistrato di mani pulite. quello è il loro giorno libero. io, giovincello, quell’atmosfera mi rende tranquillo come robert de niro nella scena della roulette russa de’ "il cacciatore". comunque, a parte il vestito da pinguino che mi soffoca e le scarpe di legno che mi torturano, almeno, l’arabo non sembra un rompicoglioni. io ho tutti i percorsi segnati sulla cartina e, perciò, non mi posso sbagliare. faccio il mio lavoro, con gli sbirri sempre dietro. fino a che. una sera, uscito da una conferenza, l’interprete mi dice che l’arabo vuole passare in albergo prima di andare al ricevimento. io a dirgli, senti ho il percorso segnato da qui al ricevimento. non so come cazzo arrivarci da qui all’albergo. e lui, basta che ci arrivi. meno male che mi hanno cambiato la scorta e non ho più i tipi del magistrato. adesso ci sono quattro ragazzotti un po’ più grandi di me. vado da uno e gli spiego la situazione. lui mi guarda e dice: tranquillo, andiamo avanti noi. ora, si sappia. la scorta, davanti, non scorta una sega. perciò, per prevenire chissà quali attentati, attaccano la sirena e partono a razzo. io gli corro dietro per non perderli. metto le quattro frecce e tiro le marce. loro, un’alfa 2000 col motore truccato. io una fiat uno 45. nel centro di milano, 100 all’ora. ai semafori loro passano col rosso. ma io non ce l’ho la sirena, merde! e così arrivo staccato di buoni 30 metri e attraverso gli incroci chiudendo gli occhi, suonando il clacson e sperando di non travolgere nessuno. l’arabo, dietro, tranquillo a chiacchierare. che chissà come guidano in giordania. io fossi stato al suo posto mi sarei buttato dall’auto in corsa. arriviamo all’incrocio vicino all’albergo. vedo due tram che si stanno incrociando. gli sbirri, paletta, ci si infilano in mezzo. io arrivo. forse ce la faccio, forse ce la faccio, forse ce la, col cazzo! tiro un pestone al freno e mi fermo mezzo di traverso col tram che passa a 5 centimetri dalla fiancata dell’auto. sento bestemmiare qualcosa da dietro. l’arabo ha preso la madre di tutte le testate contro il sedile anteriore, contro la plastica rigida dell’appoggiatesta. la mano sulla fronte. io mi vedo già in piazza ad amman legato, con la testa su un ceppo e un boia con scimitarra e bernoccolo al mio fianco. tutto quello che riesco a dire è "sorry", con voce tremula. arrivato all’albergo, l’arabo scende e va in stanza. si avvicina l’autista della scorta. si appoggia al tetto della mia auto e fa il fico: "oh, ma ce la fai a starci dietro?" io, sarà l’adrenalina, sarà il tram, o la piazza di amman col boia bernoccoluto, beh, per la prima volta in vita mia ho preso uno sbirro per il bavero e l’ho mandato a cagare. eh, son soddisfazioni!
prossima puntata: l’arabo vuole fare shopping.

~ di G. su gennaio 31, 2007.

2 Risposte to “Ambrogio”

  1. Mi sono ammazzata dal ridere:)

  2. Anch’io, dopo un paio d’anni, una volta capito d’aver salvato il collo, ho iniziato a riderci su…

I commenti sono chiusi.

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: