Post di notte (n°1)

don raffa-E. parte domani. va a compiere gli anni fuori le mura. e avrò la cana a casa per tre giorni. che mi piace dormire abbracciato alla cana. anche se mi tira le coperte. sono sìngol da troppo, credo. e, a parte questo, sto cercando di capire il perché, i tanti perché, del perché in sto periodo son stonato. e allora provo a scriverli, confidando nel potere catartico della parola scritta. e c’è che in ufficio si guarda alla còrporeit mmerigana che c’ha comprati che ne sta facendo più di carlo in francia. chiude ditte. trasferisce siti produttivi. taglia i costi. e noi ci si guarda e ci si chiede: siamo costi? e io un po’ ho paura e un po’ resisto. che se ci chiudono si parla di buonuscite belle grasse e ammortizzatori sociali e piani di riassorbimento. e allora uno pensa, magari poi si va a stare meglio. e aspetto. che poi magari si risolve anche la faccenda dei soldi. che decido di mese in mese quali sono le spese e le bollette che posso ritardare senza che mi ritrovi in situazioni critiche, e ringrazio ogni dì la carta di credito che mi permette di rimandare di un po’ tutte le volte che devo pagare il telefono e l’enel, e ho iniziato a fumare tabacco (bio) che con 3 euri e 30 ci vado avanti una settimana in luogo dei treesessanta al giorno per le lachistràic. e poi la madre che sta cambiando casa, e il compromesso dal notaio e il tavolo della sala con le sedie che chi lo vuole se lo venga a prendere e il letto della cameretta dove lo portiamo? e la macchina da cucire regalata per i progetti di avviamento al lavoro della parrocchia qui vicino nei vicoli e la vespa del ’74 ferma dal ’99 in garage da portare a C. per rimetterla a posto. e 45 anni per lei e per mia sorella, 29 per me, di ricordi, che finiranno forzatamente in "questo lo tengo, questo lo butto". ma non mi sembrerà più di vedere mio padre in quella casa. che se la sua poltrona rimane la stessa, la stanza sarà diversa. ma anche ‘sta cosa s’ha da fare. e l’amore. che prima o poi arriva. che sarebbe anche l’ora. che a volte non c’ho voglia, ma c’ho voglia. e manco io lo so. ma prima o poi. e i telegiornali. e i giornali. che delle volte io credo sia possibile un mondo migliore. ma poi mi intristisco e sono sicuro che non è possibile. questo è il mondo migliore. e figuratevi un po’. e il dente del giudizio che mi dà noia e devo farmelo togliere. ma non c’ho tempo. voglia. più tempo che voglia. e lo sciazzu. che è bello, ma mi stan facendo passar la fantasia, con tutte le beghe del direttivo che mi ci hanno infilato a forza, caricato d’entusiasmo e scaricato come una pila in una radio che si son dimenticati accesa. e ogni volta che giro la testa da qualche parte, rugne, rugne, rugne. e ‘sti due maroni. io voglio far pressioni. sentire. toccare, condividere. ma che cazzo me ne può fregare dei conti dell’associazione e della stronza che fa trattamenti a sbafo senza pagare l’uso dei locali? e del presidente che cerca di compensare le sue frustrazioni di pensionato rendendosi indispensabile in una realtà che ormai gli somiglia come il giorno somiglia alla notte? ma son problemi miei? sì. puttana vacca. sono anche problemi miei. e l’entropia ha ripreso a governare nella bat-caverna, tra cumuli di cartacce e vestiti da lavare. e un enorme, gigantesco, orrido brufolo ha preso possesso dell’area sotto il mio zigomo destro. allora io penso che: aspetto finisca la lavatrice. che niente mi mette di buonumore come il profumo del bucato appena fatto. e poi mi girerò l’ultima sigaretta della giornata. e poi punterò le solite tre sveglie. e poi sceglierò il dvd della buonanotte. quello che, quando finisce, la musichetta del menù ti ipnotizza in un sonno di motivetto ripetuto all’infinito. e penso che mangiare, bere, uomo, donna, sia l’ideale, per questo. e scrivere per far passare l’ansia, funziona.

~ di G. su febbraio 27, 2007.

7 Risposte to “Post di notte (n°1)”

  1. funziona, sì. anche se poi si corre il rischio di diventare grafomani, come non manca di farmi notare la nessie 🙂
    però colgo l’occasione per dirti che è bello leggerti, anche quando parli di ansie. ma il tabacco bio? mi interessa, chè almeno certe ansie sono comuni…

  2. allora. il tabacco bio si chiama pueblo e non è che sia proprio bio-bio. è coltivato dagl’indiani di mmeriga con mezzi il più possibile naturali. e viene trinciato senza alcun additivo, senza conservanti e senza umidificanti. infatti da quando fumo questo ho molto meno la “scimmia” da nicotina e fumo un terzo rispetto a prima. non dico “tutta salute”, ma certo meglio delle paglie all’ammoniaca della philip morris, che poi fumi come se fossi un tossico.

  3. gud! mi devi solo dire dove lo prendi, sono pronta a una parziale conversione, tanto più se aggiungi questi elementi positivi.
    ma ci verrai ai cineforum/ scambio? c’entra poco, forse, ma credo che dovremmo trovare un modo per mettere più in comune tutte le dritte e gli ingegni e le robe, e un’occasione più o meno fissa potrebbe essere produttiva. forse ce n’è uno ristretto ‘sta settimana, ti faccio sape nel caso.

  4. io sono quasi all’ora X…

  5. l’esame! l’esame! dai pepina! siam tutti con te…
    tu respira profondo. che io mi impegno a mandar pensieri positivi! 🙂 in culo alla balena!!!

  6. se mia madre si mette a fumare tabacco, poi lo dite voi alla mia pissicologa che la identifico con calamity jane! :O)

  7. beh, nessie, se lo mastica è peggio…

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