Cronaca nera locale

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la notizia me l’ha data l’amicaE. ieri sera. l’ha sentita per radio: strage a tiglieto. il luogo delle mie vacanze infantili e delle mie orribili vacanze adolescenziali, di cui ho già accennato in passato. tre morti. due sorelle e il loro fratello minore. omicidio-suicidio. conoscevo bene le due signore. da tanto tempo che non ho memoria della prima volta che sono andato lì, a prendere il gelato. probabilmente avevo sei mesi o poco più. l’albergo ristorante pigan è, era, un luogo evocativo. perennemente buio. anche a mezzogiorno, sotto la canicola d’agosto.  si entrava con ancora negli occhi la luce forte riflessa dalla ghiaia in giardino e ci si ritrovava in un bar tutto di legno. scuro. illuminato da una lampadina da 20 watt. a malapena si scorgevano le bottiglie di punt-e-mes e altri liquori ormai dimenticati. la signora alsìa compariva dopo pochi istanti. non si sa da dove. da qualche altra stanza ancora più buia del bar. eterea. somigliava in modo impressionante a cloris leachman, frau blucher. stesso abbigliamento, stesso chignon, stesso foulard attorno al collo. in oltre venti estati, mai vista senza. mi guardava, mi chiamava per nome e chiedeva notizie dei miei parenti, in rigoroso ordine decrescente d’età, per finire con la constatazione che somiglio proprio tanto a mia sorella. nota che i miei parenti erano in giardino a circa 150 metri da lì. la storia si ripeteva identica tutti i giorni. anche due volte al giorno.
noi ragazzini si guardava il tabellone dei gelati sammontana. da sempre. mai cambiato marca. eravamo stregati da quelli con le forme più improbabili, che promettevano sapori galattici. tutto inutile. tanto lì c’erano solo coppetta all’amarena (o caffè), cornetto, ghiaccioli (ma non alla cocacola). ma la scena era sempre la stessa: la signora alsia che si infilava dentro il frigo nel bancone e spostava scatoloni di gelato per cercare l’ufo su cui avevamo inutilmente messo gli occhi, per poi tirarsi su e dire: non c’è, ci sono la coppa all’amarena, il cornetto…
io, le due sorelle, non me le ricordo giovani. e non sono invecchiate: a cinquant’anni avevano lo stesso aspetto che a settanta. bloccate in un limbo austero. immagino anche ultimamente. io non le vedevo da… boh… sette, otto anni, forse più.
c’è da dire che il pigan era di una pulizia e di una curatezza rare. una volta una famiglia di conoscenti pernottò da loro per qualche giorno. ci raccontarono di stanze molto belle, nella loro semplicità, e pulitissime. cenavano lì. una sera il menù prevedeva minestrina. la figlia chiese se fosse possibile avere una pastasciutta. l’alsìa la guardò e le disse gentilmente: una pasta alla sera? è troppo pesante. le porto una minestrina. e minestrina fu.
da pigan andavamo a prendere il gelato da piccolini. una volta cresciuti non ci si andava più. il ghiaione davanti all’ingresso era troppo insidioso per le ruote del vespino, e non si riusciva a metterlo sul cavalletto. eppoi facevamo troppo casino per la manciata di anziani che soggiornava lì. noi si diceva che c’era più vita su marte il lunedì sera.
il fratello più giovane, armato di pistola, lunedì notte, annebbiato dalla tristezza del non aver eredi a cui lasciare il loro gioiello, ha ucciso alsìa e sua sorella. poi si è sparato. ora ripensare a quella battuta fa venire un po’ freddo.

“è triste morire senza figli” (n. moretti)

~ di G. su gennaio 16, 2008.

4 Risposte to “Cronaca nera locale”

  1. urgh.

  2. Sei troppo meglio del mio collega tiglietese (‘ndovinachì, ‘ndovinachì?)…Lui non ci ha raccontato tutte queste cose bellissime! 🙂

  3. Non tutti nella capitale
    sbocciano i fiori del male
    qualche assassinio senza pretese
    lo abbiamo anche noi qui in paese..

  4. in realtà, stamattina ho letto i nuovi sviluppi sul probabile movente. e mi sa di una storia che ho già visto di recente. ci scriverò su una volta riordinate le idee…

I commenti sono chiusi.

 
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