Lach, lach, die Mutter hat die Spaetzle gemacht!

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qualche settimana fa l’azienda mi ha spedito in germania, alla casa mamma, per un corso. non ero mai stato in germania, prima d’ora. la casa mamma non è in una grossa città. è in un  paesone di circa 30000 anime, più o meno come busalla, la cui economia si basa essenzialmente su due grosse aziende, una delle quali è quella per cui lavoro io. fossimo in italia, sarei molto spaventato. un minimo di recessione, una crisetta per una delle due aziende, tagli del personale e, tipo, duemila famiglie, un’intera cittadina se ne va a gambe all’aria. ma qui, cacchio, hanno ricostruito un paese raso al suolo in una manciata d’anni. si san riprendere.
la prima cosa che mi ha colpito sono le fonti di energia rinnovabile. tutti, dico tutti, i tetti sono coperti interamente di pannelli fotovoltaici. compresi i capannoni delle suddette aziende. inceneritori di rifiuti, parecchi. che sono anche centrali termoelettriche. e non c’è puzza. l’unica puzza che si sente è quella di letame, biologico, col quale concimano gli sconfinati campi nei dintorni. secondo me, riciclano anche le scoregge sotto forma di biogas.
qui hanno dei ritmi di vita strani: tramontato il sole, spariscono tutti. la foto qui sopra è stata scattata alle otto di sera. l’umano che si vede, è un mio collega, non un indigeno. i negozi chiudono alle sei. mi sono fatto l’idea che, al crepuscolo, tutti si fiondino in casa di corsa e inchiodino le finestre con assi di legno, dopo aver appeso fuori delle ghirlande d’aglio. nei ristoranti si trova qualcuno, parlano tutti sottovoce. mi imbarazzo a fare rumore con le posate sul piatto. il cibo è quello che mi aspettavo: iperproteico, ipercondito. carne di maiale come se piovessero maiali. mangiano anche l’insalata. come antipasto. condita con salse strane e unte. dopo due giorni di cibo tedesco mi sentivo le arterie trasformate in una pista da bob.
i colleghi della casa mamma sono tutti gioviali, simpatici e ridanciani. ci hanno spiegato delle nuove procedure. tranquillizzandoci sul fatto che ah, vedrete, si faciliteranno le cose, ah, il progresso. salvo che poi, ogni tanto, sfugge un’occhiata un po’ più sinistra delle altre.
il fatto è che, con questo corso che introduce una nuova gestione di alcune procedure interne, intendono tagliare dei costi. la proprietà americana con “taglio dei costi”, ovviamente intende “licenziare del personale”. per ora una o due persone. l’assurdo è il clima che si respira nella nostra filiale. nel mio mondo ideale, di fronte ad una notizia di ventilati licenziamenti, cacchio, ci si riunisce tra i dipendenti, si chiamano i sindacati, si cerca di capire che trattamento intendono riservare ai licenziandi. se non altro, per egoismo, ma vale anche quello, ci si batte per evitare che la cosa si ripeta, per evitare di essere i prossimi. da noi, no. iscritti al sindacato siamo in quattro. le nostre dimensioni ci permetterebbero due rappresentanti sindacali. qui, pronunciare la parola “sindacato” ti fa guardare storto dalla maggior parte dei dipendenti. le due volte che abbiamo raccolto delle firme di adesione per segnalare alla direzione la volontà di  cambiare alcune cose, legittime, ci sono stati gruppetti di dipendenti, rigorosamente una persona alla volta, conigli, che sono andati dall’amministratore delegato per sottolineare la propria estraneità all’iniziativa. attendo con una certa apprensione che si svelino le direttive della  direzione europea. e vedere se, di fronte a una o due teste che volano, qualcosa si smuove. per ora echeggiano nei corridoi le grasse e gioviali risate dei simpatici (sul serio, mica per scherzo) colleghi tedeschi. e intanto, ridi, ridi, che la mamma ha fatto gli spaetzle…

~ di G. su marzo 17, 2008.

Una Risposta to “Lach, lach, die Mutter hat die Spaetzle gemacht!”

  1. bel periodino? però, sai, una delle ragioni per cui le aziende straniere investono “poco” da noi è che continuano ad esserci testedicavolo come te che si ostinano a pensare a sindacati, diritti e questa specie di cose. resistere, oh yeah.

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