Date a Dio quel che è di Cesare

caravaggio “la chiamata di san matteo”

sto leggendo un libro. di un matematico che mi sta molto simpatico, piergiorgio odifreddi. in questo libro si mette in pesante discussione l’intera bibbia e il cristianesimo in particolare. in modo molto scientifico, toccando argomenti che mettono in aperto contrasto ragione e fede e che, perciò, non intendo neppure lontanamente toccare in questo post.
alcuni di questi ragionamenti servono da spunto per interessanti divagazioni di tipo secolare. qui chiedo a chi capita da queste parti di mettersi comodo e di avere la pazienza di leggere tutto. sono dati che mi hanno scombussolato. e, quel che è bello, tutti scrupolosamente documentati con fonti che riporterò fedelmente. siccome odifreddi scrive meglio di me, il brano che segue verrà copiato in buona parte, che scriverò in colore diverso. spero che il matematico impertinente non mi citi per violazione dei diritti d’autore.

nel post precedente mi chiedevo quale interesse economico potessero avere le suore della clinica coinvolta negli aborti clandestini. alla luce di quanto segue direi prossimo allo zero, viste le cifre di cui parliamo. ma a genova si nota che “tutto fa, come disse quello che pisciava in mare”. bon, allacciate le cinture. e pronti col maalox.

nel 1929 i patti lateranensi, di fascista compilazione, stabilivano, tra le altre cose, che i preti non potessero far politica, che fossero esentati dal servizio militare e, inoltre, che ricevessero una prebenda statale chiamata “congrua”. nel 1947, detti patti, invece di essere abrogati, furono annessi alla costituzione repubblicana tramite il famigerato articolo 7, grazie al tradimento di palmiro togliatti. […] la corte costituzionale ha stabilito nel 1971 che i patti lateranensi sono fonti atipiche dell’ordinamento italiano, nel senso che hanno meno forza delle disposizioni costituzionali, ma più forza delle leggi ordinarie: sono infatti modificabili col mutuo consenso di stato e chiesa, ma non sono sottoponibili al sindacato di costituzionalità e non sono abrogabili per volontà popolare, né in maniera referendaria, né attraverso una proposta di legge.

mica male, come blindatura, eh? 

dopo vari tentativi, il concordato del 1929 è stato finalmente riveduto nel 1984 dal governo craxi. […] il cattolicesimo ha cessato di essere religione di stato, ma ciò nonostante l’articolo 9 stabilisce: “la repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa […] continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado”.

occhio che qui arriva la prima botta.

agli insegnanti di religione delle proprie scuole lo stato richiede un certificato di idoneità da parte dell’organo diocesano, ma non una laurea: basta anche un diploma di magistero in scienze religiose rilasciato da un istituto approvato dalla santa sede (1). ciò nonostante, il governo berlusconi ha creato nel 2003 un organico di 15.507 posti che li immette in massa in ruolo, e permette loro un successivo passaggio ad altre cattedre (2); 9.222 sono stati assunti nel 2005 e 3.077 nel 2006, mentre gli altri precari (regolarmente laureati) della scuola attendono da anni l’assunzione a tempo indeterminato.

questo già da solo sarebbe gravissimo. ma uno si chiede: almeno se li pagheranno loro i prof di religione? sì, bravi, ah, ah, ah! vedrete! ma ora facciamo un po’ di conti. e preparatevi a guastarvi l’umore.

la revisione del concordato sostituisce la congrua di sostentamento col finanziamento “volontario” dell’8 per mille sul gettito totale dell’IRPEF. l’ammontare della cifra intascata annualmente dal vaticano è di circa un miliardo di euro: una somma che non è affatto destinata ad opere di carità, come la pubblicità clericale cerca di far credere ad ogni primavera, nel periodo della dichiarazione dei redditi. piuttosto, come ammettono le cifre ufficiali della CEI relative al triennio 2002-2004, in media i fondi vengono destinati ad interventi caritativi soltanto per il 20%, mentre al sostentamento del clero va il 34% e alle “esigenze di culto” il 46%.

tra l’altro se qualcuno mi spiega cosa sono le “esigenze di culto”… ma attenzione a questa:

il meccanismo del finanziamento è furbescamente truffaldino. solo un terzo degli italiani sceglie infatti a chi devolvere l’8 per mille del proprio reddito: se allo stato, alla chiesa cattolica o ad altre confessioni religiose (non sono contemplate organizzazioni umanitarie o scientifiche). ma l’articolo 37 della legge di attuazione (3) recita: “in caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse”. e poiché, nella minoranza che sceglie, la maggioranza opta a favore della chiesa cattolica, questa ottiene la maggioranza  (circa l’85%) dell’intero gettito.

proseguono i fuochi d’artificio:

al miliardo di euro dell’8 per mille dei contribuenti, va aggiunta ogni anno una cifra dello stesso ordine di grandezza sborsata dal solo stato (senza contare regioni, province e comuni) nei modi più disparati: nel 2004 (4), ad esempio, sono stati elargiti 478 milioni di euro per gli stipendi degli insegnanti di religione, 258 milioni per i finanziamenti alle scuole cattoliche, 44 milioni per le cinque università cattoliche, 25 milioni per i servizi idrici alla città del vaticano (???), 20 milioni per l’università campus biomedico dell’opus dei, 19 milioni per l’assunzione in ruolo degli insegnanti di religione, 18 milioni per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche, 9 milioni per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, 9 milioni per la ristrutturazione di edifici religiosi, 8 milioni per gli stipendi dei cappellani militari, 7 milioni per il fondo di previdenza del clero, 5 milioni per l’ospedale di padre pio a san giovanni rotondo, 2,5 milioni per il finanziamento degli oratori, 2 milioni per la costruzione di edifici di culto, e così via.
aggiungendo a tutto ciò una buona fetta del miliardo e mezzo di finanziamenti pubblici alla sanità, molta della quale è gestita da istituzioni cattoliche, si arriva facilmente ad una cifra complessiva annua di almeno tre miliardi di euro, cioè seimila miliardi delle vecchie lire.

pausa. maalox. finita? ma manco per niente:

a queste riuscite uscite vanno naturalmente aggiunte le mancate entrate per lo stato dovute a esenzioni fiscali di ogni genere alla chiesa, valutate intorno ad altri sei miliardi di euro, cioè 12.000 miliardi delle vecchie lire (5).
gli enti ecclesiastici sono infatti circa 59.000 e posseggono circa 90.000 immobili, adibiti agli scopi più vari: parrocchie, oratori, conventi, seminari, case generalizie, missioni, scuole, collegi, istituti, case di cura, ospedali, ospizi e così sia. il loro valore ammonta ad almeno 30 miliardi di euro, ma essi sono esenti dalle imposte sui fabbricati, sui terreni, sul reddito delle persone giuridiche, sulle compravendite e sul valore aggiunte (IVA).
per capire l’entità di questa enorme cifra complessiva di nove miliardi di euro, cioè 18.000 miliardi delle vecchie lire, basta notare che è il 45% della manovra economica per la finanziaria del 2006, che è stata di 20 miliardi: ovvero senza la chiesa, o almeno senza i suoi privilegi economici, lo stato potrebbe praticamente dimezzare le tasse a tutti i suoi cittadini!

ecco, quest’ultima frase la prenderei con le pinze: credo che se gli ospedali cattolici dovessero essere gestiti dallo stato costerebbero tanto uguale. ma si tratterebbe di un decimo circa della cifra totale che resta, comunque, un’enormità.
ma non è ancora finita. coraggio! se siete arrivati fin qui, siete bravissimi. dai, portate ancora un po’ di pazienza…

alle esenzioni fiscali statali si aggiungono anche quelle comunali: ad esempio l’ICI, in quanto gli enti ecclesiastici si autocertificano come “non commerciali”. una sentenza della corte di cassazione, depositata l’8 marzo del 2004, ha però stabilito che un centro di assistenza per bambini e anziani gestito dalle suore del sacro cuore dell’aquila non poteva essere esentato dall’imposta, avendo fatto pagare rette regolari ai suoi ospiti: le suore dovevano pagare dunque al comune 70.000 euro di imposte arretrate. poiché il precedente esponeva la chiesa a simili rischi ovunque, i governi berlusconi e prodi sono corsi ai ripari: il primo allegando un temporaneo provvedimento alla finanziaria del 2006, e il secondo approvando un definitivo provvedimento (6) che garantisce furbescamente l’esenzione dall’ICI agli enti “non esclusivamente commerciali”. ovvero a tutte le imprese commerciali che siano dotate di una cappella nella quale pregare dio […]
in tal modo i comuni italiani perdono un gettito valutato intorno ai 2 miliardi e 250 milioni annui.

uh, così tanto? beh, sì perché…

la santa sede possiede infatti un enorme patrimonio immobiliare anche fuori dalla città del vaticano […]: dal palazzo del sant’uffizio a piazza san pietro a quello di propaganda fide a piazza di spagna, dall’università gregoriana al collegio lombardo, dalla basilica di san francesco ad assisi a quella di sant’antonio a padova, da villa barberini a castel gandolfo, all’area di santa maria di galeria che ospita la radio vaticana e che da sola è più estesa del territorio dell’intero stato (44 ettari).
ma questi sono solo i gioielli della corona di una multinazionale che, secondo una stima recente (7), nel 2003 disponeva nella sola italia di 504 seminari e 8779 scuole, suddivise in 6228 materne, 1280 elementari, 1136 secondarie e 135 universitarie o parauniversitarie. oltre a 6105 centri di assistenza, suddivisi in 1853 case di cura, 1669 centri di “difesa della vita e della famiglia”, 729 orfanotrofi, 534 consultori familiari, 399 nidi d’infanzia, 136 ambulatori e dispensari e 111 ospedali, più 674 di altro genere. […] tale tesoro si può globalmente valutare intorno ad alcune centinaia di miliardi di euro […]

su cui non viene pagato un euro di tasse, oltre che venire sostanziosamente foraggiato dallo stato.
ecco. io e odifreddi avremmo finito. e questo spero possa servire per schiarirvi le idee quando al CAF vi chiederanno: a chi vuole destinare l’otto per mille? alla faccia di “beati i poveri” e “date a cesare quel che è di cesare”.

note:

tratto da: perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), piergiorgio odifreddi, longanesi, 2007, pp.162-167

1)  intesa tra il ministro della pubblica istruzione e il presidente della CEI, resa esecutiva con decreto del presidente della repubblica n.751 del 1985

2) legge n.186 del 2003

3) legge n.222 del 1985

4) secondo rapporto sulla laicità, in critica liberale, vol. XIII, nn. 123-124, gennaio-febbraio 2006, pp. 31-33

5) enti ecclesiastici: le cifre dell’evasione fiscale, ares (agenzia di ricerca economica e sociale), rapporto del 7 settembre 2007

6) legge n.248 del 2006

7) secondo rapporto sulla laicità, in critica liberale, vol. XIII, nn. 123-124, gennaio-febbraio 2006, pp. 52-57

~ di G. su aprile 4, 2008.

11 Risposte to “Date a Dio quel che è di Cesare”

  1. Il mattino ha l’oro in bocca… ma non è detto di chi.
    Mi sveglio e mi vedo stilata la lista delle cose che mi vengono gentilmente “prese” dalla Chiesa (leggi rubate).
    Dico io, non c’è più rispetto? Neanche il tempo per un caffè?

    Io ci aggiungerei un piccolo episodio cui ho assistito di persona.
    Facendo pratica presso uno studio notarile ho visto ad un atto cui partecipava una diocesi.
    Innanzitutto, oltre all’esenzione dall’ICI, ci sono forti sconti sulle tariffe degli atti notarili in cui è parte un ente ecclesiastico. Come se non bastasse il notaio ha deciso di fare un ulteriore corposo sconto in cambio di una “preghiera” (letterale).
    Anche qui, quindi, non solo la Chiesa ha risparmiato, ma poi il capo per rifarsi ha fatto pagare di più gli altri atti.

    Non si finisce mai di imparare…

  2. Porcaputtana.
    A pensare male non si pensa mai male abbastanza.

    Diffonderò tantissimo.

    Ma però grazie. Tuute queste cose proprio non le sapevo.

  3. […] QUI […]

  4. grazie, arrivo qui dietro segnalazione di E.
    il titolo del libro?

  5. @ mario: sei impagabile. in tuo nanetto fa girare salubremente i coglioni! notaio dimmerda! 🙂

    @ E.: manco io! manco io! e grazie a te per la divulgazia!

    @ rosella: grazie a te e benvenuta! il titolo del libro è scritto nelle note in giallino paglierino, alla fine del post.

  6. A proposito di privilegi e deroghe a favore della chiesa: non si può dimenticare la valanga caotica e schizofrenica dei provvedimenti a favore degli enti senza scopo di lucro.

    Se è pur vero che molti di questi enti sono “laici”, la grande maggioranza del settore “non profit” in Italia (come in molti paesi europei) è in mano alla chiesa cattolica, anche se non si può estrapolare dei dati statistici precisi relativi solo al “terzo settore” religioso. Dal punto di vista tributario, al di là dell’esenzione dall’ICI e delle riduzioni già menzionate da te e da Mario, nel tempo è “cresciuta” una giungla inestricabile di sconti, esenzioni, agevolazioni, contributi, finanziamenti etc…a favore degli enti non profit.

    Da un lato, la costituzione (art. 20) proibisce che si possano prevedere delle speciali limitazioni legislative o degli speciali gravami fiscali per associazioni o istituzioni che abbiano un fine di religione o di culto. Dall’altro, però, non impedisce che possano essere trattate come tutte le altre associazioni se svolgono attività imprenditoriali, ed anzi sarebbero lesi i principi di uguaglianza (art. 3) e della libera iniziativa economica privata (art. 41) se i loro privilegi fossero troppo estesi.

    Mi pare che questa sia proprio la situazione attuale, nella quale si garantisce alla chiesa un duplice vantaggio, sia in sè, sia attraverso gli enti con cui opera. Questa disparità è certamente vergognosa e da rimuovere agendo almeno su uno dei due punti: o riducendo le misure direttamente a favore della chiesa, o azzerando l’ingiusto vantaggio concorrenziale che le imprese riconducibili ad enti ecclesiastici hanno rispetto a tutte le altre imprese.

    Per attenermi al titolo del post concluderò riconoscendo, pur da ateo, che almeno per un evento si potrebbe convenire che Gesù sia realmente esistito: ha cacciato con le sue mani i mercanti dal tempio…oggi, però, non troverebbe più neppure il tempio: solo un mercato.

  7. Toh! Stai leggendo il libro che ho appena comprato e che leggerò appena finito l’ultimo Benni…
    Io l’ho preso perché mi piace il ragionar logico dell’autore e… per il titolo.

  8. @ vq: ciao, alter ego! 🙂 mi raccomando, quando attaccherai la lettura, fai scorticina di antiacidi…

    @ mclaud: io ti ringrazio tantissimo per i preziosi contributi cha hai lasciato qui. ma ti posso nominare come referente giurista? ma ti posso tenere seduto sul mio comodino? ma hai un blog? no? aprine subito uno! davvero grazie ancora!

  9. Grazie, .G, troppo buono, puoi nominarmi pure: io lavoro sempre gratis, ci sono abituato! Se invece mi vuore fare stare sul comodino, devi farmi fare l’amore con la figlia del dottore (op. cit.). Per quanto riguarda l’aprire un blog, la risposta è no, sono già abbastanza schiavo di quelli degli altri! 😉

  10. “agli insegnanti di religione delle proprie scuole lo stato richiede un certificato di idoneità da parte dell’organo diocesano, ma non una laurea”: questo lo sapevo e da mo’ che mi indigno per una cosa de genere. Ti tranquillizzo: da noi insegneranno anche il friulano, con chi sarà abilitato da un corso della Filologia friuliana: ovverosia, anche chi non ha il diploma!

  11. eh, ma chi li paga questi profi, fabio? la curia? 😀
    diobòn, i dialetti a scuola… brrr…
    mandi! 🙂

I commenti sono chiusi.

 
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