La rabbia e il pregiudizio

avevo questo post in forno da almeno tre giorni. l’amicaE. mi ha preceduto. lei scrive tutti i giorni. io son pigro. ma cercherò di dare anche il mio contributo, che è un tema che mi sta di molto a cuore.

una volta un signore si è fermato a fare quattro chiacchiere mentre ero a spasso col cirano. uh, che bel segugio! ah, ma deve stare attento, sa? perché in giro ci sono i piemontesi che rubano i cani da caccia!
il mio veterinario neozelandese ha un collega di studio che adora i segugi. ne aveva uno anche lui. a un anno è stato rubato. da dei cacciatori. si suppone piemontesi.
è assodato: i cacciatori piemontesi rubano i cani da caccia.
tesi assurda? mah, pare sia comprovata anche da due stimati dottori. o no?

io ho praticamente vissuto per sei anni in un campo nomadi. facevo volontariato. ero lì cinque giorni a settimana. almeno. parecchie ore al giorno. va da sè che se non mi sono laureato in architettura, c’è un motivo. eh. comunque, mi ricordo la prima volta, nel 1990, che sono entrato in quel campo. con tutti i miei pregiudizi. c’è voluto poco perché iniziassi ad amare quel popolo. sì, amare. con tutte le contraddizioni che si portano dietro. come diceva vaux de foletier nel suo mille anni di storia degli zingari, non possiamo neppure considerarli extracomunitari, ma extraterrestri. immagine simpatica. rende bene l’idea. hanno un eqiulibrio tutto loro, difficile da comprendere. ma io raramente ho incontrato gente di cuore come loro. certo, bisogna avere pazienza. il fatto è che tutti i pregiudizi che abbiamo noi sui nomadi, loro li hanno sui gagè, i non-zingari. la frase più comune che sentivo dire ai genitori quando andavamo in gita coi bambini era: stai attento ai gagè che ti rapiscono! uguale a noi. rivendicavano il diritto ad essere razzisti tanto quanto lo siamo noi. d’altra parte se sono riusciti a mantenere le proprie tradizioni e la propria lingua vivendo in un paese straniero, e il mondo intero è un paese straniero per loro, è proprio grazie a questo essere diffidenti e impermeabili ai gagè. in tutta la loro storia millenaria si sono sempre fregiati dell’onore di pigliarci per il culo. non era una cosa semplice fare affari con uno zingaro. fregatura assicurata. ma una volta, inizio secolo scorso, mica XIV secolo, si era tutti allo stesso punto. il livello di scolarizzazione era tragico per tutti. le condizioni igieniche e la miseria, anche. poi il mondo gagiò ha accelerato e loro son rimasti al palo. ora, da un paio di generazioni, stanno recuperando. i bimbi vanno a scuola. alcuni fanno anche le superiori. ma è dura trovare lavoro, come spiega bene l’amicaE. nel link di prima. i giostrai e i circensi sono classi privilegiate. i kalderash, che una volta erano ricchissimi, ora tirano fuori poco o niente dall’artigianato di rame. i lovara non hanno mica più la possibilità di commerciare cavalli. dovrebbero darsi alle automobili, forse. ma chi comprerebbe la macchina da uno zingaro? la tivvù, la corsa al consumismo, li sta fregando.
ma scusate, sto divagando. il fatto è che è un popolo vasto. e come tutti i popoli porta in sé l’onesto e il disonesto. il bravo cristo e il figlio di puttana. io in sei anni ne ho viste davvero tante. e posso dire alcune cose. provate. se non siete d’accordo perché i giornali vi raccontano altro, non mi interessa. viveteci assieme. amateli. e poi ne riparliamo. quello che segue vale, esperienza diretta, per la maggioranza dei nomadi. poi, ripeto, i figli di puttana esistono ovunque. come diceva la mia amica sena, non ci sono cinque dita uguali in una mano.
gli zingari, come tutti e forse anche di più, amano i propri figli. e li difendono. era impossibile farli venire in colonia, ad esempio, perché non volevano staccarsi da loro anche per pochi giorni. gli zingari non mandano i propri figli a fare l’elemosina. se ci vanno lo fanno per i cazzi loro, perché vogliono i soldi per comprarsi cose. che, in genere, vedono in tivù. vale lo stesso per i furti. e se vedete una zingara che fa l’elemosina col figlio in braccio, non è per impietosire o sfruttarlo. ma solo perché non ha da spendere per una babysitter. gli zingari non rubano i bambini. iniziano a far figli che hanno neanche quattordici anni. cazzo se ne fanno di un bambino in più, da vestire e sfamare? certo, diventano adulti presto. a sette anni aiutano in casa, in kampina, meglio, fanno le pulizie, tengono i fratellini lattanti. fanno una vita dura. imparano presto ad essere responsabili. l’infanzia dura pochissimo. ma non è colpa loro. sono solo bambini. e non mi sento di dire che è colpa dei genitori. fino a pochi decenni fa, i bambini italiani andavano a mettere le cariche di tritolo nelle miniere e lavoravano nei campi 14 ore al giorno.
e gli zingari, se sei amico, sono ospitali come pochi. e cucinano da dio. i meglio polli arrosto mai mangiati. e, se vi piace, la pecora fatta sul fuoco a legna è qualcosa di unico.
alcuni rubano. non tutti, ma alcuni rubano. questo è vero. ma è altrettanto vero che la maggior parte di quelli che rubano, lo fanno per mangiare e per vestirsi. vabbeh, qualcuno anche per la macchina potente, il cellulare e la tivù. ma questo, secondo me, è anche colpa nostra e dei nostri modelli che si sono insinuati subdoli nelle loro vite. a tal proposito, potrebbe essere interessante la lettura de lo schermo e l’oblio di paul virilio.
si aggiunga un particolare di tipo legale. se una zingara viene arrestata per accattonaggio e, metti, ha in braccio il figlioletto piccolo che non può lasciare al campo da solo, si becca una condanna per sfruttamento di minore. piuttosto grave. il tutto per pochi euro al giorno. se va a rubare, può passarla liscia per un po’ di volte. rischia lo stesso la galera, ma gli euro sono molti, molti di più. cosa le converrà mai fare? il rischio è lo stesso. i benefici sono maggiori. facciamoci due conti…
più di una volta, parlando con i più anziani del campo (cinquant’anni, eh, che muoiono presto. difficile trovarne sopra i sessanta), mi spiegavano la diffidenza per i gagè. i gagè uccidono, sono pedofili, rapiscono i bambini per prendere gli organi, violentano le donne e spacciano droga. loro no. loro rubano, ma non hanno mai fatto una guerra e, a decine e decine di migliaia, hanno condiviso i forni crematori con gli ebrei. e questo è un pochino di quello che ho vissuto con loro.

torniamo al segugio dell’inizio. secondo logica, se mi si avvicinasse un signore che mi dice: ma vah, che bel segugio, neh? io dovrei prendermi il cirano in braccio e scappare a gambe levate. stupido, vero?
la signora di napoli ha trovato in casa sua una zingara. capisco la botta di terrore. è capitato anche a me e, ancora adesso che ho messo i cancelli alla finestra, quando sento un rumore, il cuore fa un saltino. ma cos’ha veramente visto? una ragazzina che tentava di rubare in casa? o una rapitrice di bambini? la signora napoletana ha cambiato più volte versione, fino a dare quella definitiva: la sua paura più grande. basata su un pregiudizio, falso come una moneta da tre euro. tentava di rapire la sua bambina.
è davvero quello che è successo? o è quello che il suo terrore ha creduto di farle vedere? dì per sè sarebbe un fatto semplicemente grave. un conto è tentato furto e un altro è tentato rapimento, in termini di anni di galera. e bisogna essere più che sicuri prima di accusare chicchessia per un qualsivoglia reato.
assolutamente agghiacciante è il comportamento dei suoi vicini e compaesani, che vanno a bruciare i campi nomadi. perché il problema a napoli non è la camorra: sono gli zingari. qualcuno ci sta guadagnando. ed è facile capire chi, dal momento che, nonostante gli allarmi e gli appelli di ispettori e magistrati riguardo lo sviluppo e le infiltrazioni della criminalità organizzata anche a roma e via alla conquista del nord, il nostro nuovo governo si ostina a cavalcare l’onda dell’isteria popolare che percepisce come reale problema i rom e i romeni (per ignoranza ritenuti la stessa cosa). ed è altrettanto chiaro che nulla verrà fatto per la tutela di queste minoranze. non un dito verrà alzato contro le bestie incendiarie. e quando moriranno dei bambini, com’è già successo a roma, ricordo, non credo cambierà nulla. la giustizia non è uguale per tutti. meno che meno, è uguale per gli zingari, da sempre gli ultimi degli ultimi. i più odiati. perché ci ricordano di quando eravamo come loro, forse. o perché abbruttiti dalle condizioni di vita in cui li costringiamo ogni volta che c’è una manifestazione contro la costruzione di campi con servizi igienici. di certo abbruttiti dalla loro rabbia, che riflette il nostro odio per loro.

~ di G. su Mag 15, 2008.

9 Risposte to “La rabbia e il pregiudizio”

  1. Non ho avuto molti rapporti con persone appartenenti a quel popolo, ma le poche esperienze mi hanno lasciato impressioni del tutto identiche a quelle che hai scritto. La più recente l’ho descritta qui

  2. bravo, gipunto: darti ragione è fin troppo ovvio, ma anche il tono è, a mio parere, quello giusto. e l’amarezza inevitabile.

  3. Ricominci a respirare.

  4. Oh G. ma è bellissimissimo questo tuo post! Mi ha raddrizzato molte prospettive.
    Però io continuo ad avvertire un problema, che è un derivato di tante cose. Ma di fatto, lo dici tu – che la cosa che ni ci piace molto e prendere per il culo i non zingari. Io sono la prima a tifare per la faccenda delle dita diverse nella mano, ma sono preoccupata per le dita medesime nel constatare certe usanze eche hanno e che sono condivise e che in una logica di rapporti di potere, porterà danno principalmente a loro stesse.
    Sai come la penso, e quindi parlo liberamente: ma se io Pinco Pallo Ics, che non sono nè un genio, nè un pessimo ma uno quarsiasi, sento distintamente il tuo voler essere altro e incazzosamente prendentemi per il culo, insomma io perchè ti dovrei avere in simpatia. Io che co st’arietta che gira, ci ho già i miei bravi cazzi amari. N

  5. zaube, ci hai ragione. stavo elucubrando un altro post a proposito. il fatto è che più li emarginiamo e più sono incazzati e truffaldini. l’integrazione parte dall’educazione e anche dalla tolleranza (brutta parola alla quale preferisco di gran lunga “solidarietà”). il campo nomadi di bolzaneto può essere un buon esempio. ci scriverò su.

  6. Caro .G,

    sebbene sia meno diretta della tua, anch’io ho una certa conoscenza del mondo zingaro e una delle prime cose che posso dire, sostanzialmente d’accordo con te, è che gli zingari non cercano l’integrazione. Perderebbero la loro identità culturale e d’altronde, come tu stesso dici, per vari motivi hanno comunque sempre mantenuto vivo un disprezzo più o meno accentuato per i non zingari e questo è uno dei motivi per cui molti di loro non mandano i figli a scuola (oltre, ovviamente, alla paura dell’odio razzista, o, più semplicemente, per via del fatto che tutti devono incominciare presto a collaborare alla vita familiare). Questo sprezzo, dicevo, non è peraltro una peculiarità degli zingari, ma pressoché di ogni minoranza etnico-linguistica ed è coessenziale alla sua preservazione.

    La vita nomade che conducono è il loro retaggio culturale e per questo quelli che tra loro rubano, spesso rubano macchine potenti o di lusso: un tempo era grazie ai cavalli che si poteva distinguere lo status sociale di uno zingaro all’interno del gruppo in cui viveva e oggi ciò è stato trasposto alle macchine, anch’esse fondamentali per un popolo tuttora (anche se sempre meno) nomade. Credo, quindi, che non c’entri molto la contaminazione con i nostri modelli culturali.

    Brevemente, poi, posso dirti che in alcune comunità rom i rapporti familiari non sono così “sereni” come si potrebbe supporre leggendo le tue righe. Vicino alla mia città pochi anni fa ( http://archiviostorico.corriere.it/1995/febbraio/02/Massacra_seppellisce_figlio_anni_co_0_9502028507.shtml ) un padre zingaro uccise a sprangate in testa il figlio di 6 anni perché riteneva che la moglie l’avesse concepito con un altro e poi cercò di occultarne il cadavere e fuggire via dall’Italia. La barbarie è duplice: in primo luogo, in quella comunità (prevalentemente islamica, ma tale concezione non è ristretta solo agli zingari di questa confessione) la famiglia è costruita come un rapporto gerarchico rigido che fa capo al padre, il quale può disporre come crede dei propri figli e mogli. Tant’è che il bambino in questione aveva sofferto violenze per tutta la sua breve vita. In secondo luogo, a quel bambino, come a molti altri, spesso sono negati i diritti più elementari, come l’amore dei genitori, l’istruzione o il gioco: non è sempre vero che le zingare portano i figli con sè perché non hanno nessuno a cui lasciarli, anche perché nei gruppi sociali zingari le famiglie sono allargate ed i figli spesso sono allevati anche da più donne (nonne, zie, amiche…). Accade purtroppo che, nella maggior parte dei casi li portano con sè proprio per impietosire i passanti ed in molteplici occasioni ho visto come li maltrattavano per suscitare il loro pianto. Non bisogna, peraltro, neppure sottovalutare il fenomeno degli “argati”, ossia bambini rapiti o acquistati nell’est europeo e rivenduti come schiavi (secondo uno studio di Danielle De Condat, fondatrice a Palermo di un comitato per la protezione dei bambini migranti). Tale fenomeno, se pure è frutto di un imbarbarimento della cultura rom, è comunque in essa presente e rimarca alcuni profili di inciviltà che in essa allignano. Un bambino ha diritto ad essere un bambino, indipendentemente dal fatto che sia rom o no ed il loro sfruttamento, più o meno crudele che sia, lo priva di questa possibilità.

    Non bisogna, poi, dimenticare che molti zingari sono a loro volta asserviti a organizzazioni criminali complesse e ramificate generalmente basate in Romania, che ne facilitano l’espatrio (i rom, infatti, non sono rumeni, però hanno spesso il passaporto di quello stato perché risulta più facile ottenerlo), ma in cambio esigono supporto per attività criminali, quali specialmente il contrabbando di stupefacenti.

    In molti altri stati europei, come ad esempio in Portogallo o in Spagna, la situazione è assai differente: i “gitanos” o “ciganos” sono ormai popolazioni stanziali e piuttosto integrate nella società e nell’economia locale grazie anche ad un processo plurisecolare e sono addirittura loro a manifestare diffidenza verso i nuovi arrivati dall’est europa, i quali non sono affatto propensi all’integrazione.
    Non posso che augurarmi che nel tempo il processo integrativo prenda piede anche qui, nonostante la situazione sia assai aggravata dai massicci arrivi seguenti alle guerre balcaniche e dal diffuso sentimento di odio verso i rom.

    Mi permetto, infine, di dichiararmi sostanzialmente d’accordo sul sospetto che la madre napoletana abbia travisato gli eventi successi. L’ondata d’odio che ne è venuta fuori sicuramente, però, non proveniva esclusivamente e spontaneamente dai cittadini, ma ha certamente conosciuto interventi da parte della criminalità organizzata, eventualmente “disturbata” dai piccoli illeciti degli zingari locali.

    Avrei voluto essere breve, e nonostante ciò non sono riuscito a dire tutto quello che volevo. Spero mi capisca, .G: io credo fortemente nella tolleranza e nell’integrazione, ma su certi fatti non si può glissare. Alcuni elementi della cultura rom o di alcune sue comunità (accentuato patriarcalismo, scarso rispetto per l’infanzia… ) non possono essere considerati dei valori e potrebbero ben essere superati senza lesioni dell’identità di quei popoli. Spero anche che tu voglia continuare il confronto, per contribuire insieme a smentire qualche altro pregiudizio su quel popolo.

  7. P.S.: l’emoticon non era voluto, ma non ho potuto più correggerlo.

  8. caro al. sempre prezioso. grazie. allora, c’è da dire che la mia conoscenza è basata sui campi genovesi, integrata dalle esperienze di altri volontari a novara, milano e roma. sto preparando qualche altra riga sull’argomento. quello che dici non credo che smentisca le mie parole. nel senso che, ripeto, i delinquenti stanno ovunque. l’ondata bosniaca del 91 è stata piuttosto importante e problematica ma, con gli anni e con il costante lavoro delle scuole, le cose sono andate notevolmente migliorando. i comportamenti illeciti che citi non dico non esistano. ma dico che non sono propri di questi popoli. se ci sono è per via della miseria, non dell’etnia. non esiste un popolo etnicamente portato a delinquere. laddove ci sono bambini che vanno a scuola e campi attrezzati con servizi igienici, acqua e corrente, il tasso di delinquenza e di emarginazione scende significativamente. poi, santo cielo, anche i sinti prendono per il culo i rom e li chiamano “tremaroli” per via delle scene che fanno quando vanno a “manghél”, a “chiedere”. mi fa strano la storia dello spaccio di stupefacenti: per quello che ho visto, la schifavano, la droga. oh, poi li ho visti smerciare un lavatoio in marmo del 700… 🙂 …di certo non conosco i nuovi arrivi romeni. ma non credo che la storia sia molto diversa. e credo che, comunque, l’inizio dell’integrazione sia: condizioni di vita umane, nel rispetto del loro nomadismo, e scolarizzazione. di certo bruciare le baracche non serve. non è servito a hitler bruciarne 250.000, eh…
    grazie ancora, al.

    P.S. l’emoticon l’ho corretto io… 🙂

  9. In effetti la mia intenzione non era smentire, anche perché credo pure io che ci siano tantissime anime nell’universo zingaro e accomunare tutte le loro diverse espressioni è solo un segno di ignoranza. Volevo soltanto evidenziare alcuni fenomeni di cui ho avuto direttamente o indirettamente conoscenza. Per quanto riguarda la droga, poi, capita spesso che i mezzi di informazione diano la notizia dell’arresto di cittadini romeni senza specificare se essi appartengano o meno a comunità rom. In realtà sicuramente molti zingari ripudiano la droga, ma, come per i furti o per altri reati di carattere predatorio, in alcune comunità non si ritiene che sia illecito spacciare o rubare ad un gagè. Sul punto è interessante un passaggio in una ricerca reperibile qui: http://www.altrodiritto.unifi.it/devianza/dibello/nav.htm?notecap3.htm (basta cercare la parola “zingari” o “roma” nel testo).

    Ad ogni modo, ritengo che l’integrazione debba essere graduale e circondata da incentivi (del tipo: disponibilità di alloggi legata all’educazione o all’avviamento professionale, possibilmente nei settori di competenza già riscontrabili…benefici che si perdono se non si seguono i corsi o non si dimostra di voler trovare e mantenere un’occupazione). Non si può imporre a delle comunità (generalmente in periferia) di sopportare un insediamento autorizzato di zingari da un momento all’altro: bisogna concertare le scelte anche con la popolazione residente (questo, per esempio, è uno dei motivi per cui Rutelli ha perso a Roma). Si deve, invece, obbligare gli zingari ad inviare i loro bambini a scuola perché senza istruzione non c’è possibilità di miglioramento delle condizioni socio-economiche ed è anche assolutamente necessario far rispettare i diritti dei minori, evitando i maltrattamenti e lo sfruttamento.

    Anche la presenza di persone come te che prestano il loro servizio nelle comunità rom è essenziale: speriamo che a poco a poco cambi l’atteggiamento di reciproca sfiducia dentro e fuori gli insediamenti e che gli aspetti meno civili della cultura zingara siano superati…

    Grazie per la correzione e a presto!

I commenti sono chiusi.

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: