Fiddler in the Station

street-violin-playermi è giunta, sotto forma di mail a mo’ di catena, una storia che, a differenza delle solite svenevoli boiate tipo precetti buddisti e pseudo storie edificanti, faceva riferimento a nomi e cognomi e posti realmente esistenti. e ho controllato. ed è saltata fuori questa notizia. è in inglese e piuttosto lunga. io la riassumo un po’. perché mi è parsa caruccia. allora. siamo a washington, in una stazione della metropolitana. inizio aprile del 2007. alle 8 del mattino, circa, arriva un tizio. jeans, maglietta, cappello da baseball, violino. si mette vicino ad un cestino dei rifiuti, tira fuori il violino e inizia a suonare una ciaccona di bach. non si ferma nessuno. il pezzo dura 14 minuti. dopo circa 7 minuti un tizio butta un dollaro nella custodia del violino. finito bach, attacca l’ave maria di shubert. si ferma un bimbo di tre anni, rapito. la madre lo strattona via. e avanti così per altri cinque brani, 45 minuti. sei o sette persone si sono fermate per, tipo, trenta secondi. qualcuno metteva dei soldi nella custodia. dopo sette brani, il violinista raccoglie 37 dollari e qualche cent, chiude il violino nella custodia e se ne va. prende il taxi. perché non può correre il rischio di rovinare lo strumento. è uno stradivari del 1710. lui è joshua bell, uno dei più grandi violinisti viventi.
quella mattina lui e un cronista del washington post hanno fatto un esperimento: nell’ora di punta, in un posto inappropriato, quante persone riescono a riconoscere il bello?
l’ipotesi era che si fermassero almeno un centinaio di persone, un piccolo capannello. e che raccogliesse un minimo di 150 dollari in monetine. e invece no.
io, che avrei fatto? mi sono ricordato di quando, qualche tempo fa, si girava per la metropolitana di londra. e passavamo con lei davanti ai vari musici. e dicevo: beh, dai, bravo… e via, di corsa, a visitare le millemila cose che ci son da vedere. che, a quanto pare, se sei di fretta, anche se passi davanti a uno che suona, come un dio vero, un violino da 4 milioni di dollari, non ci fai caso. magari butti un orecchio. e pensi: beh, dai, bravo… e poi vai via a passo svelto, come hanno fatto gli oltre mille passanti, quella mattina d’aprile. sì, perché dopo alcuni li hanno fermati. e li hanno intervistati. e gli hanno spiegato chi era quel signore lì. e hanno fatto oh, con la bocca. e quello che ti vien da pensare è che quando hai millemila tuoi cazzi per la testa, mica ci fai caso alle cose belle che ti perdi. sì, senti una musica gradevole. ma non hai l’attenzione sveglia per capire che è una dei brani più belli che l’uomo abbia mai composto. vedi un signore che suona benino. ma non riesci a cogliere il dettaglio che è uno dei più bravi al mondo. vedi un vecchio violino, ma non percepisci l’odore di una vernice e di un legno di 300 anni fa, che ne fanno il violino più straordinario mai creato dall’uomo. non te ne accorgi perché pensi ad altro. perché queste cose belle non ti aspetti di trovarle lì. in quel momento. perché sei appena unscito di casa, e stai andando a lavorare. e poi uno ti ferma e ti dice: il tizio a cui hai appena dato 50 centesimi, buttati di corsa, tre giorni fa ha fatto un concerto i cui biglietti costavano 300 dollari. ma è troppo tardi, ora. ha richiuso il violino nella custodia e se n’è andato. e realizzi che sei appena sceso da un treno giusto in tempo per perderne un altro.

~ di G. su giugno 19, 2009.

2 Risposte to “Fiddler in the Station”

  1. ma bellino,m il nanetto, e denso di profonde riflessioni.

  2. bello veramente…

I commenti sono chiusi.

 
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