Tanto per farci due risate…

•luglio 27, 2009 • 3 commenti

giordano_bruno

Prendo le distanze da me perché non voglio avere niente a cui spartire con me, da condividere con chi come me non fa nulla per correggersi: sono il mio nemico, il più acerrimo. Carceriere di me stesso con la chiave in tasca invoco libertà ma per adesso so che questa cella resterà sprangata a triplice mandata dall’ interno: sono l’anima dannata messa a guardia del mio inferno. Reprimo ogni possibile “me”, inflessibile, inarrestabile nel mio restare fermo immobile, segno i giorni scorrere sul calendario, faccio la vittima, il mandante ed il sicario… Sono l’Uomo Nero che turbava i sogni quando li facevo, credevo di esser libero ma non mi conoscevo come adesso ed ego non mi absolvo neanche quando mi confesso dei peccati che ho commesso – e guido un autodafè – In cattiva compagnia soprattutto se sto solo, negativo come i G in una picchiata, prendo il volo, salgo, stallo e aspetto il peggio, che non sta nella caduta ma nell’atterraggio come dice Hubert. Malato immaginario più di quello di Molière, sono il mio gregario e mi comporto da Salieri e non chiedermi il perché, che come il Tethered quando perdo il filo poi non mi puoi più riprendere…
Caro amico non ti scrivo, non ti cerco e non ti chiamo mai, batti un colpo se ci sei e se stai ascoltandomi, strappami da questo mio torpore atarassico, mi son perso dentro un parco che è giurassico e non trovo vie d’uscita: vieni a prendermi o precipito, scivolo come Maximillian verso il buco nero del fastidio: nel tedio per me non c’è rimedio e me ne accorgo perché sono sotto assedio mentre tu mi fai l’embargo. Critico, m’arrampico su cattedre che non mi spettano e mi accorgo solo dopo un attimo che esagero: ma come al solito il danno fatto è irreparabile, la storia è irreversibile, la mia memoria è labile e lavabile… Abito quest’ombra con contratto ad equo-canone pagando la pigione all’abitudine e prendendo l’eccezione come regola di vita: sto di casa a pianterreno e gioco a fare lo stilita.. Vago, divago, come il dr. Zivago io mi sbraccio e non mi vedi, cerco mani e spesso trovo piedi, cerco fumi e trovo lumi che mi bruciano, ed io so bene che le cicatrici restano. Carta, penna e poco più per stare a galla, nella testa il mio pensiero è come un ragno in una bolla: seduto in riva al fiume aspetta di veder passare il mio cadavere… pazientemente…

(Frankie Hi-NRG: Autodafè, “La morte dei Miracoli”, 1997)

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Notti Maaaagicheeeee…

•luglio 24, 2009 • Commenti disabilitati su Notti Maaaagicheeeee…

rock the house
succede che uno ha una giornata faticosa. e che poi alla sera deve andare a seguire quttro dei suoi studenti che hanno chiesto una mano a ripassare le cose di shiatsu nella pausa estiva. e, tra le due cose, ne accade una che mi ha ricordato la vecchia pubblicità della gillette: la prima lama solleva il pelo, la seconda lo rade più a fondo. più o meno così. e la cosa, nonostante la stanchezza e un quantitativo considerevole di valeriana, ha una certa conseguenza sul mio sonno. fortunatamente non sul mio stomaco. l’effetto placebo della valeriana funziona, e mi ha sciolto un po’ di muscoletti. ma alle tre e mezza, l’ora del lupo, mi sono svegliato brutto. non riuscivo a riaddormentarmi. per distrarmi e vedere se riuscivo a prendere sonno, ho guardato un quantitativo ics di episodi del dottor house, quarta serie. ho passato la notte. non c’è che dire. stamattina sono entrato in ufficio zoppicando, dicendo cattiverie a tutti e diagnosticando ai colleghi, nell’ordine: n°1 sarcoidosi sistemica (prescritti dei corticosteroidi), n°1 amiloidosi (prescritto, con successo, del prednisone), n°2 casi di lupus (proceduto alla soppressione del sistema immunitario e alla somministrazione di idrossiclorochina) e, purtroppo, n°1 fascite necrotizzante (son cazzi, ci pensa il chirurgo). alla fermata dell’autobus ho prescritto una risonanza e una tac total body. sospetto che uno dei tecnici abbia l’huntington, ma si rifiuta di fare il test.
ora scusate, devo andare. ho quasi finito il vicodin.

Ritratto

•luglio 20, 2009 • 6 commenti

burri

io, se in questo momento fossi negli anni 60 e, per caso, fossi anche amico di burri e, magari, a lui venisse l’uzzo di farmi un ritratto, ecco, credo sarebbe proprio uguale a questo cretto qui sopra. quando cammino faccio rumore di cocci rotti. alterno risate di cuore a salatissime lacrime. a volte mi faccio malinconia da solo, altre volte mi vedo bellissimo. è un po’ che va avanti. e andrà avanti ancora un po’, credo. fare delle scelte è una cosa molto difficile, soprattutto quando le scelte significano creare tutta una ragnatela di spaccature dolorosissime. fa male, ma sono orgoglioso di me. tutto spaccato, eppure bello. e le spaccature sono anche le lotte tra i miei partiti interni che litigano. ma ho un leader forte, in testa. il mio fidel che quando le mie cellule bisticciano, prende la parola. e la prende per quattordici ore. di seguito. e, alla fine, la storia mi assolverà. per ora, mi guardo allo specchio, piango e rido. un perfetto bipolare. gli amici ci sono tutti. ho fatto la conta. nessuno manca. pochi dicono qualcosa. quelli taciturni, mi giro e li vedo, e sorridono. prometto solennemente che queste saranno le uniche righe che scriverò a riguardo. confuse. come potrebbero essere, altrimenti? resisto alla tentazione di chiudere al pubblico causa restauri. un giorno rileggerò questo delirio e sorriderò. sicuro. per ora posso solo prendere con fatica la lunga strada che penso possa portare a quel sorriso. non ho la mappa. e neppure un navigatore. andrò a vista. per prove ed errori, come al solito. con ostinato rigore. con gli amici che mi tireranno fuori di casa a calci nel culo. che mi reggeranno la fronte quando il cibo non vorrà starsene nel mio stomaco e uscirà fuori mio malgrado. passerà. passerà. non so quando. ma passerà.

Autografo

•luglio 16, 2009 • 1 commento

In un periodo nero come la pece per i fatti suoi, mi ritrovo ad essere pure un veggente. “ma no, dai, non firma. sicuro che non firma. la rimanda alle camere, fanno due modifiche e poi la firmerà”, così mi dicevano tutti. e io: gli dò 8 ore di tempo per firmare. ho sbagliato di 40 ore. ma alla fine, giorgio ha avvallato le leggi razziali. però, mica gliele ha lasciate correre così, come niente. gli ha dato una bella strigliata di quelle vere, belle e toste. che il nano sta tremando ancora adesso a leggere le cinque-pagine-cinque di vibrati ammonimenti e preoccupate considerazioni. così si fa! cantagliele dure, giorgio, fagli vedere che sei un vero presidente, uno cresciuto antifascista fino al midollo. e antifascista nel ’42, mica cazzi.
così, ora abbiamo (di nuovo) le leggi razziali. le ha firmate lui. però. però. con l’aggiunta di queste cinque pagine sferzanti. un segno pesante.
detto questo, un sondaggio:

On Strike!

•luglio 14, 2009 • Commenti disabilitati su On Strike!

sciopero

I fantasmi puliti del piano di sopra

•luglio 13, 2009 • 2 commenti

singing in the rainallora, succede che io, nel mio bagno, c’è una perdita. meglio, non nel mio bagno, ma da qualche parte sopra il mio bagno. fatto sta che prima mi si macchiavano i muri, poi scendevano le gocce localizzate in due punti, che ci mettevo i secchi, come nei film di chaplin. era acqua tutta profumata, che io credevo fosse lo scarico della lavatrice. poi, il giorno prima delle grandi pulizie su commissione, è crollata un’ampia parte di intonaco, lasciando a vista tutti i travettini in legno del soffitto. a questi punti, lo stillicidio non era più una roba che con due secchi te la cavavi, ma più una pioggia che andavi a far pipì coll’ombrello. ma sul serio, eh. un po’ come la foto del ginchèlli qui sopra, ma meno sorridente. e col pisello in mano.
io, forte di una casa igienizzata che mi faceva anche piacere farla vedere in giro, ho immediatamente chiamato l’amministratore, che ha mandato l’idraulico condominiale, che ha fatto un sacco di foto. io speravo che fotografasse anche gli angoli disinfettati e lindi, ma invece si è limitato al soffitto e a quello che ne restava. e poi si è fatto la domanda: ma da dove piove? i vicini di sopra, interrogati dal di loro proprietario, hanno immediatamente negato ogni addebito: non siamo mai in casa. è impossibile che venerdì notte ci sia stata la perdita, che noi eravamo a dormire tutti da mia cugina. ma proprio per davvero. sul serio. non è colpa nostra. eravamo dalla cugina, ci abbiamo i testimoni.
allora ci siamo dati appuntamento la sera dopo. e di nuovo la litania: noi non siamo in casa, non c’è nessuno, nessuno fa lavatrici. i testimoni.
l’idraulico sale e apre un rubinetto alla volta. tutto bene. nessuna perdita. poi apre quello della vasca da bagno. in lontananza si sente il rumore delle scarpette da tip tap e il fischiettìo dell’intro di cantando sotto la pioggia. più da vicino, si sente il mio gaio richiamo: chiudiiiii!!! caaazzoooooo!!! si allaga tuttoooooo!!!.
trovata la perdita. la misteriosa perdita. la perdita in una casa dove non abita nessuno da settimane. dove nessuno fa le lavatrici. ma che, però, fa il bagno. gli appuntamenti di rito: ci si sente la prossima settimana, poi andiamo su, sventriamo tutto, poi ripariamo il soffitto. nel frattempo vedo con la coda dell’occhio la vicina che scappa via a testa bassa, in posizione aerodinamica. ratta e silenziosa. che era chiaro che, allora, la sua versione faceva acqua da tutte le parti (mi si perdoni il gioco di parole)… ma cos’aveva da nascondere dietro tutte quelle menzogne? quale orripilante mistero si cela dietro le misteriosissime docce notturne nell’appartamento deserto? cosa copre la cugina testimoniando il falso a favore della parente? quale orribile creatura è nascosta in quella casa?
(le note di cantando sotto la pioggia dissolvono e si trasformano negli stridenti violini di psycho…)

Cane mangia bambino

•luglio 7, 2009 • 4 commenti

capita, di tanto in tanto, quando l’amicaE. non può, che io vada a prendere a casa sua la caña e me la scarrozzi in giro, assieme al cirano. la caña è un cane da pastore. tedesco, ma pastore. è mite e rumorosissima. non sopporta che i gruppi si sfaldino e, quando si cammina tra amici, se qualcuno si attarda lei lo va a riprendere e abbaia finché non si ricongiunge agli altri. uno dei suoi bersagli preferiti è il cirano. dove lei aspira all’unificazione, lui brama l’indipendenza lunatica del cacciatore sognante. si pianta col naso per terra e sniffa cose misteriose che lo portano distante da tutti, nel tempo e nello spazio. lei non lo sopporta e, quando richiamo il cirano all’ordine, manifesta il suo disappunto correndogli incontro e abbaiando furiosamente. il cirano subisce l’ira: prima di corsa e, poi, abbozzando contegno, rientra nei ranghi.
sabato è successo questo, più o meno secondo il solito copione. il cirano si infila in un vicolo pieno di cacche e spazzature: un luogo denso di cose interessantissime da annusare. io lo richiamo. la caña fa dietrofront e gli va incontro con tutti i denti di fuori e inspirando come placido domingo prima di cantare “granada”, per sfoderare i suoi meglio e paurosi abbai. si avventa prepotente e innocua contro il segugio perso nella sua dimensione iperuranica/olfattiva. contemporaneamente un gruppo di rom, costituito da tre sognore molto tonde e quattro o cinque bambini, imbocca lo stesso vicolo, in tempo per assistere alla sfuriata canina. i bimbi indietreggiano davanti a questa erinni a quattro zampe. la donna più tonda e anziana inizia a urlare: e alòra tu tiene cane, che mangia bàmbino! io a dire, no, mi scusi, è bravissima, sta solo sgridan… no! io ti ha vista! tu fa mangiare bàmbini a cane e poi scappa! bravo! bravo! scappa con cane! guardo con aria interrogativa il fruttivendolo rachid, al mio fianco, che sorride e dice di non farci caso, che litigano sempre con tutti. ma non è che ci sto tanto a fare quello che litiga coi rom: me, i zingheri, mi piacciono. e allora tento un’altra patetica difesa, invalidata immediatamente da altre grida: tu fa mangiare bàmbini a cane! di nuovo, timido, ma no, ha capito male si figu… e alòra! e alòra! e alòra TU prende testa di cane, mette su bàmbino e poi FA COSI’!!! (mimando con le mani il gesto delle fauci che si chiudono, come quando si canta “ci son due coccodrilli ed un orango tango…”). ecco. io, lì, ho perso il contegno. sono scoppiato a ridere e sono rientrato a casa coi cani. i rom hanno proseguito il loro cammino, presumo senza ulteriori intoppi.

(nda: l’amicaE. e l’amicaPaola, al racconto di questo episodio, hanno riso molto e l’amicaPaola ha espresso volontà di inserirlo in un suo libro. io glielo cedo volentierissimo. e anche aggratis.)