capita, di tanto in tanto, quando l’amicaE. non può, che io vada a prendere a casa sua la caña e me la scarrozzi in giro, assieme al cirano. la caña è un cane da pastore. tedesco, ma pastore. è mite e rumorosissima. non sopporta che i gruppi si sfaldino e, quando si cammina tra amici, se qualcuno si attarda lei lo va a riprendere e abbaia finché non si ricongiunge agli altri. uno dei suoi bersagli preferiti è il cirano. dove lei aspira all’unificazione, lui brama l’indipendenza lunatica del cacciatore sognante. si pianta col naso per terra e sniffa cose misteriose che lo portano distante da tutti, nel tempo e nello spazio. lei non lo sopporta e, quando richiamo il cirano all’ordine, manifesta il suo disappunto correndogli incontro e abbaiando furiosamente. il cirano subisce l’ira: prima di corsa e, poi, abbozzando contegno, rientra nei ranghi.
sabato è successo questo, più o meno secondo il solito copione. il cirano si infila in un vicolo pieno di cacche e spazzature: un luogo denso di cose interessantissime da annusare. io lo richiamo. la caña fa dietrofront e gli va incontro con tutti i denti di fuori e inspirando come placido domingo prima di cantare “granada”, per sfoderare i suoi meglio e paurosi abbai. si avventa prepotente e innocua contro il segugio perso nella sua dimensione iperuranica/olfattiva. contemporaneamente un gruppo di rom, costituito da tre sognore molto tonde e quattro o cinque bambini, imbocca lo stesso vicolo, in tempo per assistere alla sfuriata canina. i bimbi indietreggiano davanti a questa erinni a quattro zampe. la donna più tonda e anziana inizia a urlare: e alòra tu tiene cane, che mangia bàmbino! io a dire, no, mi scusi, è bravissima, sta solo sgridan… no! io ti ha vista! tu fa mangiare bàmbini a cane e poi scappa! bravo! bravo! scappa con cane! guardo con aria interrogativa il fruttivendolo rachid, al mio fianco, che sorride e dice di non farci caso, che litigano sempre con tutti. ma non è che ci sto tanto a fare quello che litiga coi rom: me, i zingheri, mi piacciono. e allora tento un’altra patetica difesa, invalidata immediatamente da altre grida: tu fa mangiare bàmbini a cane! di nuovo, timido, ma no, ha capito male si figu… e alòra! e alòra! e alòra TU prende testa di cane, mette su bàmbino e poi FA COSI’!!! (mimando con le mani il gesto delle fauci che si chiudono, come quando si canta “ci son due coccodrilli ed un orango tango…”). ecco. io, lì, ho perso il contegno. sono scoppiato a ridere e sono rientrato a casa coi cani. i rom hanno proseguito il loro cammino, presumo senza ulteriori intoppi.
(nda: l’amicaE. e l’amicaPaola, al racconto di questo episodio, hanno riso molto e l’amicaPaola ha espresso volontà di inserirlo in un suo libro. io glielo cedo volentierissimo. e anche aggratis.)




mi è giunta, sotto forma di mail a mo’ di catena, una storia che, a differenza delle solite svenevoli boiate tipo precetti buddisti e pseudo storie edificanti, faceva riferimento a nomi e cognomi e posti realmente esistenti. e ho controllato. ed è saltata fuori 

ieri tirava vento di scirocco. quando tira vento di scirocco la gente si comporta in modo strano. penso che sia anche all’origine del termine “sciroccato”. e così arrivi a fine giornata con tutto uno stress accumulato che aspetti solo che un pretesto piccino picciò. e la sorte ti fa uno di quei regali che tiri un sospirone di sollievo e dici ooooh! che davanti a te c’è due transenne che bloccano l’accesso a piazza banchi e, dall’altra parte, dei coglioni col fazzoletto verde attorno al collo. e vai, allora! merde! siete delle merde! e i carabinieri in assetto anti sommossa che ridono sotto i baffi. te ne accorgi e allora inizi a scherzare con loro: oh, ma voi siete qui a difenderli e questi vi dicono che siete terroni. tu di dove sei? la spezia. sicuro? (pelle olivastra, zigomo alto e accento dalle vocali poco liguri tradiscono origini non proprio celtiche…) e lui se la ghigna. e i nonni? di spezia anche loro? e continua a ridacchiare. e noi con lui. e intanto: via i razzisti dalla città! coglioni! aaaah! che bello.