Cane mangia bambino

•Luglio 7, 2009 • 4 Commenti

capita, di tanto in tanto, quando l’amicaE. non può, che io vada a prendere a casa sua la caña e me la scarrozzi in giro, assieme al cirano. la caña è un cane da pastore. tedesco, ma pastore. è mite e rumorosissima. non sopporta che i gruppi si sfaldino e, quando si cammina tra amici, se qualcuno si attarda lei lo va a riprendere e abbaia finché non si ricongiunge agli altri. uno dei suoi bersagli preferiti è il cirano. dove lei aspira all’unificazione, lui brama l’indipendenza lunatica del cacciatore sognante. si pianta col naso per terra e sniffa cose misteriose che lo portano distante da tutti, nel tempo e nello spazio. lei non lo sopporta e, quando richiamo il cirano all’ordine, manifesta il suo disappunto correndogli incontro e abbaiando furiosamente. il cirano subisce l’ira: prima di corsa e, poi, abbozzando contegno, rientra nei ranghi.
sabato è successo questo, più o meno secondo il solito copione. il cirano si infila in un vicolo pieno di cacche e spazzature: un luogo denso di cose interessantissime da annusare. io lo richiamo. la caña fa dietrofront e gli va incontro con tutti i denti di fuori e inspirando come placido domingo prima di cantare “granada”, per sfoderare i suoi meglio e paurosi abbai. si avventa prepotente e innocua contro il segugio perso nella sua dimensione iperuranica/olfattiva. contemporaneamente un gruppo di rom, costituito da tre sognore molto tonde e quattro o cinque bambini, imbocca lo stesso vicolo, in tempo per assistere alla sfuriata canina. i bimbi indietreggiano davanti a questa erinni a quattro zampe. la donna più tonda e anziana inizia a urlare: e alòra tu tiene cane, che mangia bàmbino! io a dire, no, mi scusi, è bravissima, sta solo sgridan… no! io ti ha vista! tu fa mangiare bàmbini a cane e poi scappa! bravo! bravo! scappa con cane! guardo con aria interrogativa il fruttivendolo rachid, al mio fianco, che sorride e dice di non farci caso, che litigano sempre con tutti. ma non è che ci sto tanto a fare quello che litiga coi rom: me, i zingheri, mi piacciono. e allora tento un’altra patetica difesa, invalidata immediatamente da altre grida: tu fa mangiare bàmbini a cane! di nuovo, timido, ma no, ha capito male si figu… e alòra! e alòra! e alòra TU prende testa di cane, mette su bàmbino e poi FA COSI’!!! (mimando con le mani il gesto delle fauci che si chiudono, come quando si canta “ci son due coccodrilli ed un orango tango…”). ecco. io, lì, ho perso il contegno. sono scoppiato a ridere e sono rientrato a casa coi cani. i rom hanno proseguito il loro cammino, presumo senza ulteriori intoppi.

(nda: l’amicaE. e l’amicaPaola, al racconto di questo episodio, hanno riso molto e l’amicaPaola ha espresso volontà di inserirlo in un suo libro. io glielo cedo volentierissimo. e anche aggratis.)

Mi hanno craccato il blog!

•Luglio 6, 2009 • 3 Commenti

hacker

tutto sommato, il mio umore negli ultimi due giorni è stato accettabile. alle 8 e 20 di sabato sono arrivati gli elfi domestici. sono uscito di casa, scoprendo tutto un mondo che vive anche al sabato mattina. ho incontrato amici e fatto le chiacchiere, e fatto lavare il cirano, e tosato i capelli (a me, non al cirano…) e ancora giri e chiacchiere con amici incontrati per il quartiere. sono rientrato a casa, profumato io e profumato il cirano, alle 14 circa. e la casa sembrava quella di un altro. meraviglia. hanno pulito in posti di cui non sospettavo neppure l’esistenza. profumi meravigliosi ovunque. una vera bellezza. domenica l’ho passata a gironzolare, acquistare i film appena usciti in divvuddì (la mia unica fonte di semiinutile sperpero finanziario. i libri non contano: quello è sperpero utile).
passata la mezzanotte di domenica, si rompe l’incanto del fine settimana. mi si è allagato il bagno, causa perdita dall’appartamento di sopra. ma allagato come non mai. tipo pioggia diffusa. ho provato a contenere con i secchi: inutili. alla fine ho usato un ombrello. fortunatamente l’acqua piovana interna era tutta profumata di detersivo. ora sto aspettando la telefonata dell’amministratore.
e fin qui, tutto normale.
stamattina mi sono accorto di una cosa. andando a scorrere il blogghino giù giù in basso, nella barra laterale sono misteriosamente comparse alcune nuove etichette: il calendario, l’etichetta meta per la gestione degli accessi al blog e un inquietante widget di testo che recitava: l’utero non è mio e non lo gestisco io. entrando nella gestione, ho scoperto che di testi ce n’erano altri quattro ma, essendo vuoti, non comparivano nella banda laterale.
a quanto pare mi hanno craccato il blog, perché io mai nella vita ho scritto quella cosa lì. né ho inserito il calendario o i meta. e neppure quattro widget di testo vuoti. e non riesco a capire chi possa essere stato. e il perché. non voglio nemmeno pensarlo. e, più che la preoccupazione di una mano estranea che si metta a modificare i miei pensieri qui scritti, mi ha profondamente ferito e rattristato il senso di quella frase. che, per quanto sembri inoffensiva, è andata a piazzarsi tra la mia ernia iatale e i miei dotti lacrimali, ingolfando la gola, che più niente sale o scende. grazie, sconosciuto. e vaffanculo.

Il Napalm funziona meglio del Mastro Lindo

•Luglio 2, 2009 • 3 Commenti

fantasia6

ci sono momenti difficili nella vita d’un uomo. ci sono periodi in cui i gesti quotidiani risultano quasi impossibili. soprattutto quando quei gesti facevano parte di una liturgia, prodromo di piacevolezze. allora è capitato che mi sono arreso all’entropia. mi sono abbruttito. la sciatteria ha preso il controllo della bat-caverna, toccando lo zenith del degrado. non scenderò nei dettagli per pudore. così come, sempre per pudore, da due mesi non ho invitato nessuno, chessò, a vedere un film a casa mia, o a prendere un tè. poi arriva il giorno in cui ti fai schifo da solo. e però non riesci mica a riprendere la situazione in mano. il pensiero di tirare fuori l’aspirapolvere ti angustia. pulire ti fa venire il magone. se lavi i piatti, basta insaponare. tanto poi sciacqui con le lacrime. tutto ciò fino a qualche giorno fa, quando la soluzione mi è apparsa: l’occasionale momento di lucidità di un alcolista all’ultimo stadio. mi sono attaccato a google e ho preso il primo contatto che è comparso sullo schermo. ho ricevuto la quattordicesima, ho il rimborso piccino del 730, non vado in vacanza. posso permettermelo. stasera ho appuntamento per il sopralluogo. prima intervengono, meglio è. saranno in due. verranno con mille attrezzi tecnologicamente sofisticatissimi. indosseranno tute da guerra battereologica. avranno i lanciafiamme. la consegna sarà fare piazza pulita. dovranno creare un deserto, e io lo chiamerò pace. suoneranno alla mia porta, io aprirò loro, prenderò il cirano, li guarderò, dirò sottovoce fate quello che dovete e uscirò per quattro ore. al mio ritorno la casa sarà uno specchio. pulita negli angoli, profumata, igienizzata. anche sopra il soppalco, anche il divano, anche le fughe delle piastrelle, in cucina e in bagno. tutto profumerà di detersivo. e, ora che ci penso, già che sono fuori col cane, senza meta, farò una capatina al negozio qua la zampa e regalerò al cirano una cura di bellezza da beauty farm, da hammam di lusso, da impianto termale, che il toelettatore è proprio bravo e i cani li tratta da signori. e tutto brillerà, e profumerà. e, magari, un po’ di quel pulito e di quel profumo, attraverso le narici, mi entrerà dentro e si espanderà anche lì.

Un nuovo blogghe

•Giugno 24, 2009 • 1 Commento

header

da oggi è in rete un nuovo blog. tratterà gli sviluppi di un nuovo progetto della mia scuola di shiatsu. la sede di bologna, infatti, ha preso accordi con la protezione civile per andare a trattare, quest’estate, per due mesi, da metà luglio a metà settembre, le popolazioni colpite dal sisma in abruzzo. non dico altro, che su quel blog cìè scritto tutto, e più chiaro di quanto non possa spiegarlo io. visitatelo e fatelo visitare. chissà mai che non capiti sotto gli occhi di un valido ed altruista operatore shiatsu che decida di unirsi a noi. ché serve gente. tanta.

Fiddler in the Station

•Giugno 19, 2009 • 2 Commenti

street-violin-playermi è giunta, sotto forma di mail a mo’ di catena, una storia che, a differenza delle solite svenevoli boiate tipo precetti buddisti e pseudo storie edificanti, faceva riferimento a nomi e cognomi e posti realmente esistenti. e ho controllato. ed è saltata fuori questa notizia. è in inglese e piuttosto lunga. io la riassumo un po’. perché mi è parsa caruccia. allora. siamo a washington, in una stazione della metropolitana. inizio aprile del 2007. alle 8 del mattino, circa, arriva un tizio. jeans, maglietta, cappello da baseball, violino. si mette vicino ad un cestino dei rifiuti, tira fuori il violino e inizia a suonare una ciaccona di bach. non si ferma nessuno. il pezzo dura 14 minuti. dopo circa 7 minuti un tizio butta un dollaro nella custodia del violino. finito bach, attacca l’ave maria di shubert. si ferma un bimbo di tre anni, rapito. la madre lo strattona via. e avanti così per altri cinque brani, 45 minuti. sei o sette persone si sono fermate per, tipo, trenta secondi. qualcuno metteva dei soldi nella custodia. dopo sette brani, il violinista raccoglie 37 dollari e qualche cent, chiude il violino nella custodia e se ne va. prende il taxi. perché non può correre il rischio di rovinare lo strumento. è uno stradivari del 1710. lui è joshua bell, uno dei più grandi violinisti viventi.
quella mattina lui e un cronista del washington post hanno fatto un esperimento: nell’ora di punta, in un posto inappropriato, quante persone riescono a riconoscere il bello?
l’ipotesi era che si fermassero almeno un centinaio di persone, un piccolo capannello. e che raccogliesse un minimo di 150 dollari in monetine. e invece no.
io, che avrei fatto? mi sono ricordato di quando, qualche tempo fa, si girava per la metropolitana di londra. e passavamo con lei davanti ai vari musici. e dicevo: beh, dai, bravo… e via, di corsa, a visitare le millemila cose che ci son da vedere. che, a quanto pare, se sei di fretta, anche se passi davanti a uno che suona, come un dio vero, un violino da 4 milioni di dollari, non ci fai caso. magari butti un orecchio. e pensi: beh, dai, bravo… e poi vai via a passo svelto, come hanno fatto gli oltre mille passanti, quella mattina d’aprile. sì, perché dopo alcuni li hanno fermati. e li hanno intervistati. e gli hanno spiegato chi era quel signore lì. e hanno fatto oh, con la bocca. e quello che ti vien da pensare è che quando hai millemila tuoi cazzi per la testa, mica ci fai caso alle cose belle che ti perdi. sì, senti una musica gradevole. ma non hai l’attenzione sveglia per capire che è una dei brani più belli che l’uomo abbia mai composto. vedi un signore che suona benino. ma non riesci a cogliere il dettaglio che è uno dei più bravi al mondo. vedi un vecchio violino, ma non percepisci l’odore di una vernice e di un legno di 300 anni fa, che ne fanno il violino più straordinario mai creato dall’uomo. non te ne accorgi perché pensi ad altro. perché queste cose belle non ti aspetti di trovarle lì. in quel momento. perché sei appena unscito di casa, e stai andando a lavorare. e poi uno ti ferma e ti dice: il tizio a cui hai appena dato 50 centesimi, buttati di corsa, tre giorni fa ha fatto un concerto i cui biglietti costavano 300 dollari. ma è troppo tardi, ora. ha richiuso il violino nella custodia e se n’è andato. e realizzi che sei appena sceso da un treno giusto in tempo per perderne un altro.

Leader

•Giugno 15, 2009 • Lascia un Commento

un leader anziano, la pelle tirata e lucida, i capelli oscenamente tinti, un codazzo di giovani e belle donne al seguito, c’è chi dice sia un dittatore e chi un salvatore della patria, figli sistemati nell’azienda di famiglia (a costo di comprarsi nuove aziende), case un po’ pacchiane.
vabbé, gheddafi non è proprio un modello di eleganza. ma chi era quel tipo grassoccio che è andato a prenderlo all’aeroporto mercoledì?

(alberto infelise, metro)

L’importanza dei Comizi

•Giugno 11, 2009 • 1 Commento

cetto-la-qualunque

c’è un mio carissimo amico che abita nell’entroterra, in quei posti un po’ scoffera, un po’ valfontanabuona e un po’ valtrebbia. lì i sindaci non fanno parte di alcun partito. sono tutte liste civiche. i candidati non fanno neanche campagna elettorale. o, almeno, la fanno all’osteria, al bar, alla bocciofila mentre son lì che parlano con gli amici. sono comuni da mille, millecinquecento anime. alcuni anche meno. nelle amministrative non c’entra quasi l’ideologia. lì si bada al pratico più pratico che c’è. se il sindaco fa una cazzata, gli vanno a suonare alla porta di casa. son paesi contadini, dall’età media piuttosto elevata. il rapporto che hanno con la pulitica, quella dei palazzi, è limitato alle bestemmie contro la regione e il comune che vorrebbero (o avrebbero voluto) piazzare lì l’inceneritore. questi paesi hanno anche un’eco molto forte, per i nostri cuori sinistri. erano monti partigiani, con battaglie, e azioni eroiche. insomma, roba nostra che i più anziani, che sono molti da quelle parti, dovrebbero ricordare. non hanno grandi problemi economici. direi che si sta piuttosto bene. insomma, contadini, ma anche piccoli imprenditori edili, commercianti di ardesia, trasportatori. gente anche coi soldi sotto il materasso, o investiti nel mattone.
ecco. alle europee, in molti di questi paesini la lega ha raggiunto percentuali bulgare. mi diceva l’amico che in alcuni seggi raggiungevano l’ottanta per cento. ottanta. uh. io non so se è proprio vero. su internet non trovo i dati divisi per comune. ma mi fido.
ottanta per cento.
questo mio amico ha anche chiesto, a chi gliel’ha detto, il perché del voto alla lega. voglio dire, lì non c’è immigrazione. gli unici stranieri possono essere due muratori che lavorano da quelle parti. insomma, pochi. e allora, perché? la risposta è stata piuttosto chiara, in dialetto: “sono gli unici che sono venuti a fare i comizi da noi. per due volte”.
prendiamo per buona quest’analisi. gente di campagna, anziana, con scarsa alfabetizzazione, che si è fatta il culo per anni e ora ha qualche soldino. non leggono libri o giornali. guardano la tivvù. in modo acritico, credo. e sappiamo quello che trasmette la tivvù. gli unici che vanno a far comizi sono i leghisti, e parlano una lingua facile, fatta di rutti e insulti e paura. loro non hanno mai visto un immigrato. non sanno come sono fatti se non per sentito dire dalla tivvù. e hanno paura, perché non conoscono. non hanno mai sentito una voce diversa. e votano lega. in massa. poche centinaia di persone, è vero. ma poche centinaia moltiplicate per altre centinaia di seggi e comuni, fanno qualche migliaio. qualche decina di migliaia. quanto può essere diffusa questa mentalità nelle comunità rurali? ora capisco perché a tiglieto, il paese che ha visto i giorni peggiori della mia adolescenza, paese rosso fino al midollo, dopo gli anni novanta hanno smesso di fare la festa dell’unità e hanno iniziato a fare la festa della lega.
allora mi viene da pensare che veramente la sinistra parli a sé stessa, nei salotti buoni, tra gente studiata. che tanto il contadino è ignorante. siamo snob. poi, vabbeh, immagino che non ci siano più tante risorse per andare a fare comizi su per i bricchi dell’entroterra.
mi piacerebbe, però, sapere se qualcuno ha accesso ai dati elettorali divisi per sezione. e sapere quanto voti ha preso la lega in posti dove la sinistra ha mai messo piede perché, forse, non sembrava utile. e sapere se qualcuno si sta prendendo la briga di analizzare se vale la pena, sbattersi a correre su per dei tornanti per diffondere un’idea antagonista all’odio e alla xenofobia del carroccio.
vi prego ditemi che non stiamo sbagliando tutto…

Anche oggi mi sento così…

•Giugno 9, 2009 • 1 Commento

Purgatorio

…e non accenna a smettere…

Sparring Partner

•Giugno 5, 2009 • 1 Commento

contestazioneieri tirava vento di scirocco. quando tira vento di scirocco la gente si comporta in modo strano. penso che sia anche all’origine del termine “sciroccato”. e così arrivi a fine giornata con tutto uno stress accumulato che aspetti solo che un pretesto piccino picciò. e la sorte ti fa uno di quei regali che tiri un sospirone di sollievo e dici ooooh! che davanti a te c’è due transenne che bloccano l’accesso a piazza banchi e, dall’altra parte, dei coglioni col fazzoletto verde attorno al collo. e vai, allora! merde! siete delle merde! e i carabinieri in assetto anti sommossa che ridono sotto i baffi. te ne accorgi e allora inizi a scherzare con loro: oh, ma voi siete qui a difenderli e questi vi dicono che siete terroni. tu di dove sei? la spezia. sicuro? (pelle olivastra, zigomo alto e accento dalle vocali poco liguri tradiscono origini non proprio celtiche…) e lui se la ghigna. e i nonni? di spezia anche loro? e continua a ridacchiare. e noi con lui. e intanto: via i razzisti dalla città! coglioni! aaaah! che bello.
abbandono il presidio per andare, dieci metri più indietro, sotto la chiesa di sampietro, ad incontrare il mio banchiere ambulante. in piazzetta de marini vedo, appoggiato al muro, un mio amico dello shiatsu, in servizio. è un ispettore o roba del genere. chiacchieriamo un po’. arriva il banchiere ed entro negli uffici. faccio quello che devo ed esco. appena apro la porta mi trovo dietro ad un cordone di celerini. dall’altra parte duecento persone che urlano e suonano i tamburi: ver-go-gna-ver-go-gna! e mi guardano. cazzo, sono dalla parte sbagliata! sfilo lungo la parete e mi metto dal lato giusto della piazzetta. circondata dai celerini c’è la macchina dei legaioli, che sono blindati dentro e non riescono a smobilitare. la cosa va avanti per una mezz’ora almeno. la domanda che mi passa per la testa è: questi devono uscire. noi li blocchiamo. i celerini vogliono andare a casa per cena. secondo me tra dieci minuti fanno una carichetta di alleggerimento. e invece, dopo un po’, parlottano coi tizi dei centri sociali che sgomberano la piazza urlando cor-te-o-cor-te-o. io resto ancora un po’ lì a chiacchierare con un altro amico (che in queste circostanze, sempre che ci trovi un amico) in tempo per vedere la macchina dei legaioli che, nel fare manovra, si frantuma il muso su un panettone/dissuasore tra gli applausi di chi era ancora lì. ancora col sorriso stampato in volto, vado a fare la spesa e sempre benedetti siano i negozi dei marocchini aperti fino a tarda ora. che la giornata ha da finire, ma almeno un po’ s’è drizzata. con un sentito ringraziamento agli ottusi sparring partners del carroccio!

Fire, Water, Burn

•Giugno 4, 2009 • Lascia un Commento

roof on fire

sarà che oggi c’è un tempo urìbbile, tutto uggioso e umidazzo.
sarà che tira vento di mare, che me mi innervosa.
sarà che alle 9 e 15 ho iniziato a litigare col mondo lavorativo e ho mandato a cagare, in ordine sparso, alcuni clienti, filiale di napoli e responsabile amministrativo. e non ho ancora smesso.
sarà che lo stomaco mi brucia. e il reflusso mi sta sbranando la gola.
sarà che non riesco a guardare oltre venerdì pomeriggio. e non so perché proprio venerdì pomeriggio. ma fino a lì ci arrivo. poi, dopo, vada un po’ come cazzo vuole.
sarà che hanno ricominciato coi licenziamenti, nella sede di milano. in modo subdolo. ma dicono che è roba che riguarda altre linee di produzione e noi siamo a posto. ma tant’è, se atene piange, sparta non ride…
sarà che oggi, s’ì fossi foco arderei lo mondo.
sarà che ho voglia di tirare i remi in barca e guardare lo sfacelo.
sarà, come cantavano quelli là: il tetto è in fiamme, il tetto è in fiamme, il tetto è in fiamme, non abbiamo bisogno d’acqua: lascia bruciare quel figlio di troia.
brucia, figlio di troia, brucia!