Impuniti
in gran parte assolti. quelli condannati, pene ridicole già scadute per indulto e prescrizioni varie. neanche un giorno di carcere. alla faccia della magistratura politicizzata. non sussistono le torture. perché strappare piercing a mani nude dal volto di un arrestato, farlo stare in piedi su una gamba sola per ore, farlo camminare a quattro zampe, imporgli di cantare inni fascisti, riempirlo di bastonate e atrocità simili non è tortura. però poi mi devono spiegare che vocabolario usano. perché, leggo: tortura: s. f., com. il torcere le membra, con riferimento al barbaro tormento corporale che si infliggeva anticamente all’imputato, perché confessasse il delitto e rivelasse il nome dei complici, e anche, ma più rar., ai testimoni per farli parlare
est. ogni forma di costrizione fisica o morale ai danni di qualcuno per estorcergli qualche cosa o per pura crudeltà.
e allora mi devono spiegare quale altra parola hanno coniato per descrivere tutto ciò. e tutto quello che un testimone ha scritto in un libro. e poi mi devono anche dire se quei bastardi ritorneranno a ricoprire il loro ruolo, a fare il loro sporco lavoro, arroganti nella loro divisa. e nel mio mondo perfetto mi immagino che i loro colleghi sani li aspettino dietro un angolo e li storpino a manganellate in una sorta di codice morale interno per cui se infanghi la divisa che porti, gettando discredito su tutti, e poi la fai franca, c’è qualcun altro che te la fa pagare. qui. su questa terra. ma non siamo nel mio mondo perfetto. e passando vicino a un poliziotto di pattuglia nei vicoli, magari gli squillerà il telefonino. e la suoneria sarà faccetta nera.
Chiamatemi Joliet Jake
io ho, da più di otto anni, prima pizzetto. poi la barba. poi di nuovo il pizzetto. e il primo pizzetto era piuttosto rado. e in america l’avevo anche tinto di biondo, tanto per sentirmi più a mio agio nel quartiere gàio di sanfransìsco. e poi era diventato rossiccio. e pesavo tipo 30 chili in meno rispetto ad ora. e poi ho fatto crescere la barba tutt’intera. e man mano aumentavano i chili. e poi a causa di un regolabarba col pettine rotto, son tornato al pizzetto, coi basettoni. che, colla faccia più tonda ancora, quando mi son visto allo specchio, la prima cosa che ho detto è stata: “paura, eh?” che sembravo lucarelli carlo. o, meglio, fabio de luigi quando imitava lucarelli carlo. poi, sabato mattina ho fatto un esperimento. e ho tagliato anche il pizzetto, lasciando i basettoni. che era abbastanza sul lungo, il pizzetto. e per far respirare un po’ la pelle e per far vedere a lei com’è fatta la mia bocca senza i peli. non necessariamente in quest’ordine. e siccome adesso faccio cifra tonda colla bilancia, ho scoperto di avere, che prima erano mascherate da una quinta di peli: 1) le guanciotte un po’ cadenti 2) il doppio mento. un figurino. e così, uscito dal bagno, appena lei mi ha visto la prima cosa che m’è venuta da fare è stata buttarmi in ginocchio e urlare: Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!
Schedati!
ecco. mi ricordo una cosa di tanti anni fa in un campo nomadi. succede che ci sono parecchie truffe a danno di anziani. robe brutte, col sonnifero e le pensioni rubate. e un paio di queste truffe erano state perpetrate da due donne nomadi. arrestate, processate e condannate. pena scontata tutta, eh. mica che dopo tre mesi erano fuori. comunque. quando si è ripresentata una serie di denunce analoghe, sono andate al campo una bella fila di volanti. hanno rastrellato tutte le ragazze e le donne, dai 14 anni in su (quattordici anni), le hanno portate in questura e le hanno fotografate tutte. poi hanno fatto un bel faldone con tutte le loro schede. ad ogni modo, tutte le volte che un anziano si presentava a fare denunce di quel tipo, tiravano fuori quel faldone e lo facevano vedere. solo quello. e così ne hanno legate altre due. direte, bene. truffatrici di anziani. il problema è che una di queste donne, al momento dei reati contestati era incinta. molto incinta. e una delle truffe è avvenuta il giorno in cui è andata all’ospedale per partorire. non ci crederete ma hanno chiesto il foglio di ricovero per verificare a che ora era entrata in sala parto, visto che il reato era stato commesso di mattina. la storia prosegue con l’arresto delle due. al carcere femminile, con il pupotto di neanche un anno in cella con la mamma. biondo, tondo e bellissimo.
la cosa simpatica è che le truffe, con le medesime identiche modalità, sono andate avanti senza neanche una settimana di pausa. hanno poi sgamato le vere colpevoli: due piemontesi. evidentemente non c’erano più cani da rapire. alla fine hanno scarcerato le due ragazze nomadi. il funzionario che si occupava del caso, invece di scusarsi per il madornale errore ha guardato quella col bimbo e le ha detto: per stavolta te la sei cavata, ma prima o poi ti becco. e questa io la chiamerei persecuzione.
per dire che una qualsiasi schedatura a priori di una persona perché appartenente ad un gruppo etnico, è un gesto nazista. e ora vogliono prendere le impronte digitali dei bambini rom. a loro tutela, dicono. e poi, magari, quando i raid razzisti e incendiari inizieranno a farsi frequenti nei campi nomadi, sempre per loro tutela, magari, chessò, ci diranno che è più sicuro, per loro, eh, concentrarli in aree recintate, con dei poliziotti armati che controllano, per il loro bene, il perimetro, che non entri (nè esca) nessuno. vabbeh, questa è fantapolitica. dai, non credo che queste cose possano accadere. eh. figurati. solo nei film di fantascienza, tipo kapo’ di pontecorvo.
e tutto questo per dire che l’amico jack della gita a torino per vedere i police, mi linka il link di un sito che promuove la petizione contro le impronte digitali prese ai rom. e io lo metto su questo post. e chi non firma è un fascista, …eh! …eh! …chi non firma è un fascista, …eh! …eh! …chi non firma è un fascista, …eh! …eh!
Corridoni
in centro a parma c’è una statua, su una colonna, di uno che veder com’è messo sembra che sia stato colpito alle spalle da un colpo di arma da fuoco, è lì con la testa all’indietro, le mani allargate che artigliano il niente, è una statua che tutti quelli che venivano a parma che li portavo a veder la città ci facevano caso mi chiedevano, tutti, chi è quello lì?
io l’unica cosa che sapevo dire è che in città lo chiamavano l’inculato ma chi era di nome non lo sapevo
(Paolo Nori, Mi Compro una Gilera, Feltrinelli, 2008 )
L’Accademia della crusca
tipo che il presidente nazionale dell’associazione che io ci faccio parte mi chiede di scrivere un articolo per la rivista dell’associazione che io ci faccio parte. e quest’articolo deve parlare della sede locale dell’associazione che io ci faccio parte. e io l’ho scritto. e prima di mandarlo al presidente nazionale, l’ho fatto leggere alle persone che sono responsabili della sede locale dell’associazione che io ci faccio parte. dopo aver chiesto un editing a lei, che è bravissima a farmi le pulci. e a un certo punto di quest’articolo ci si imbatte nella frase: “[...] la mia inveterata fiducia per il prossimo mi induce a pensare che non si tratti di piaggeria”. una di queste persone responsabili della sede locale dell’associazione che io ci faccio parte, si è fermata. ha riletto. due volte. e poi mi ha detto, serio: ma come cazzo scrivi? ma che parole sono? piaggeria? ma perché non scrivi in italiano? eh. ci son volte che me lo domando anch’io…
Siamo nati per soffrire
tipo che uno va a farsi torturare di brutta maniera. e il torturatore trova lavori imprevisti da fare e fissa un altro appuntamento per il 23 maggio, che te le dice una alla volta, il sadico bastardo. tipo che va bene che è di venerdì, e mi piglio mezza giornata di permesso per visita medica, che l’appuntamento dal dentista è alle 14,30 in culo ai lupi nella profonda valpolcevera, praticamente in north dakota. tipo che mi fa proprio comodo, ritornare a casa un po’ prima per pulire e riordinare in attesa di lei. non fosse che lei ha la febbre alta e quindi, saltato questo fine settimana, ci si rivedrà probabilmente il 6 giugno. tipo che la vespa è ancora inutilizzabile e che quindi sono a piedi. tipo che io sono assolutamente solidale con tutte le dimostrazioni sindacali del globo, con qualche riserva per quelle dei camionisti. ma, compagni autoferrotranvieri, proprio oggi, oggi, cazzo, dovevate fare lo sciopero di otto ore dalle 9 alle 17,30? eh? cazzo! che minaccia anche pioggia? e a casa, poi, come torno, tutto dolorante? glielo vogliamo rinnovare il contratto a questi cristi qui? eh? glielo rinnoviamo? che devo andare dal dentista, io! oh!










